Chi scrive non pensava che sarebbe mai arrivato questo giorno, eppure eccolo: l’ultimo episodio di questa prima stagione di Blue Box è andata in onda lo scorso 27 marzo, mettendo un punto alla storia di Taiki Inomata e dei suoi amici. Kaleidoverse, per l’ultima volta – almeno per il momento – vi racconta cosa è accaduto in questo 25° episodio ma non solo: in questa recensione troverete la nostra opinione nuda e cruda dell’anime nel suo insieme, riassumendo la lunga serie di articoli che abbiamo scritto nel corso di questi mesi e che potete trovare qui.
E quindi per l’ultima volta ecco qualche dettaglio tecnico su questo anime, adattamento dell’omonimo di Koji Miura (I love you, my teacher), che vede alla regia Yuichiro Yano (Lupin III) e nel cast Akari Kitō (Time Bokan 24), Shōya Chiba (Wind Breaker), Reina Ueda (Il mio matrimonio felice), Chiaki Kobayashi (Gundam Build Divers Re:Rise), Yūma Uchida (Act of Diamond), Kenshō Ono (Attack on Titan), Haruka Shiraishi (Yuusha Party wo Tsuihou sareta Shiromadoushi, S-Rank Boukensha ni Hirowareru: Kono Shiromadoushi ga Kikakugai Sugiru) e Kana Ichinose (#Compass 2.0: Sentou Setsuri Kaiseki System).
Blue Box Recensione: alla fine… Non importa
L’ultima puntata di Blue Box si intitola Non importa e chiude la prima stagione dell’anime con un finale aperto e dal sapore agrodolce per più di un motivo. Sicuramente il punto centrale di questo episodio è rappresentato dal dover scegliere e dal dover convivere con le conseguenze delle proprie azioni e delle proprie decisioni, una cosa che faranno tutti i personaggi che, ognuno a modo proprio, imparano una lezione importante sulla vita e sull’amore, ma anche sulle promesse non mantenute.
È sicuramente un finale degno e conciso, che lascia lo spettatore con i puntini sospensivi e preannuncia una seconda stagione che è stata annunciata lo stesso giorno in cui si è conclusa questa prima parte. L’anime si è evoluto gradualmente nel corso del suo svolgimento, fianco a fianco con il suo protagonista principale che arriva alla fine di questo primo cour più consapevole di sé stesso, dei propri sentimenti, dei propri desideri e delle proprie ambizioni, mentre altri personaggi potrebbero essere soltanto all’inizio del loro vero e proprio percorso.
L’ultimo episodio di Blue Box ha a che fare con le conseguenze mentre guarda già alla stagione 2.
Blue Box: la trama dell’anime
Taiki Inomata è un giovane giocatore di badminton che rincorre il sogno di competere nelle competizioni liceali nazionali. Al primo anno di liceo, il ragazzo si allena fin dal primo mattino, ed è così che ha conosciuto Chinatsu Kano, giocatrice di basket più grande di lui, e di cui si è perdutamente innamorato. Un gioco del destino avvicina i 2 ragazzi, che da estranei diventano coinquilini e iniziano, per forza di cose, a conoscersi. Ma Chinatsu non è l’unica persona che Taiki conosce nel corso di questo suo primo anno di superiori.
C’è infatti Haryu, compagno di classe di Chinatsu e giocatore di badminton molto forte, che diventerà suo mentore e lo aiuterà a migliorare dal punto di vista sportivo. Ma ci sono anche gli amici storici, come Kyo e Hina, che accompagnano Taiki dalle scuole medie e che si riveleranno fondamentali nel suo percorso all’interno della Eimei. E così, tra una partita di riscaldamento, una gara e momenti tutt’altro che sportivi, Blue Box crea una storia leggera, divertente ed estremamente moderna, nella quale rispecchiarsi.
Semplice ed efficace
Dal punto di vista tecnico in realtà ci siamo dilungati già in ogni singola recensione, dunque non ci soffermeremo più di tanto in questa sede nel dire quello che chi ci ha seguito in questi mesi sa: la regia di Blue Box è semplice e valorizza molto i primi piani, bloccando nel tempo alcuni momenti, il che ricorda molto lo stile delle visual novel giapponesi. Pecca però nel mostrare scene più dinamiche che riguardano lo sport, soprattutto il badminton che è lo sport che dovrebbe predominare in questo anime dato che è lo sport praticato dal protagonista.
Per quanto riguarda la sceneggiatura invece Blue Box è un adattamento, dunque prende a piene mani dall’originale cartaceo. Nel parlare della storia in sé non possiamo che apprezzare il modo in cui questo shojo decide di dare spessore e spazio al mondo sportivo usando in primis come protagonista un ragazzo che pratica addirittura uno sport non molto comune in Giappone e che esponga questo personaggio – così come tutti gli altri – in maniera onesta, evidenziando le loro fragilità.
Score!
Nel corso di Blue Box abbiamo sicuramente avuto modo di individuare alcuni punti cardine di questo anime, che si sono ripetuti ciclicamente in ogni episodio e che hanno lanciato messaggi molto positivi agli spettatori. Il primo sul quale bisogna soffermarsi riguarda il lato più sportivo di questo anime, un messaggio di competitività sana che deve partire in primis da sé stessi – sfidarsi nel superare i propri limiti – per poi perseguire le proprie ambizioni e i propri obiettivi senza strafare ma mantenendo sempre i piedi ben piantati per terra.
In generale in Blue Box la rivalità e la competizione vengono trattati in maniera molto sana e molto adulta, dando il buon esempio a una fetta di pubblico adolescente che sicuramente si approccerà a questo anime anche in futuro, dimostrando come ci siano dei modi corretti e umanamente accettabili per frapporsi a un contendente, a un avversario o a un rivale. Inoltre la competizione e la rivalità tra giocatori può trasformarsi all’occorrenza anche in un’occasione per imparare e per trarre il meglio anche da questi conflitti che formano la vita sia degli sportivi che, ovviamente, di ognuno di noi.
Lo sport è competizione, così come è rivalità: in Blue Box entrambe vengono mostrate in modo nuovo e originale.
Idee, dichiarazioni, piante
Il secondo grande tema di Blue Box è l’amore. Taiki è un protagonista inesperto e goffo, alle prime armi, travolto dai sentimenti della prima cotta ai quali si piega – ma non fino in fondo. Il ragazzo infatti conserva un minimo di autocontrollo che nel corso dell’anime gli consente di guardarsi intorno e di fare molta introspezione al fine di capire la natura dei propri sentimenti per la ragazza che gli piace, ma non solo. Taiki si avvicina anche a un’idea di amore che amplia quella che aveva lui, andando oltre la sua infatuazione e in questo lo aiuta molto sia il confronto con i suoi migliori amici ma anche vedere e sentire altre campane.
Un esempio è la relazione tra Haryu e Karen, che si discosta in maniera anche abbastanza netta da quelle di altri shojo che nel corso degli anni ci hanno abituati a una forma d’amore più totalizzante, più diabetica e anche più melodrammatica. Certo, in Blue Box non possiamo dire che manchino i momenti di tensione e di dramma, però anche in quei casi è tutto molto pacato, tutto estremamente riflessivo e in un certo senso fa anche un po’ scuola agli spettatori, mostrando loro un modo corretto di approcciarsi all’amore e di vivere questo sentimento. Questo si condensa nell’ultima parte, quando viene introdotta Ayame, con tutto quello che ne consegue.
Nei giardini della mente ci sono molti fiori
Nel parlare d’amore e di introspezione ci siamo soffermati soprattutto sul protagonista, ma in realtà questa è una cosa piuttosto comune nel corso dell’anime e paradossalmente l’introspezione ci aiuta a conoscere i personaggi molto più delle loro azioni e delle loro interazioni. quindi possiamo dire che da un certo punto di vista Blue Box è un anime che vive molto nella testa dei suoi personaggi, soprattutto per quanto riguarda Chinatsu e Hina, ma anche Ayame.
Per quanto riguarda l’introspezione inoltre non possiamo non applaudire la varietà dei personaggi che sono stati introdotti in questa prima stagione di Blue Box e che ci hanno fatto sorridere. Potrebbe trattarsi di uno di quei casi in cui una storia ha un protagonista che è meno interessante dei suoi personaggi secondari? Speriamo di no, ma resta comunque il fatto che i personaggi secondari sono molto sviluppati e molto sfaccettati e ognuno ha la sua da dire, cosa che ci auguriamo di rivedere presto.
I mondi interiori dei personaggi sono molto sviluppati e lo spettatore lo può constatare in prima persona.
Le nostre conclusioni su Blue Box
Blue Box è un anime sportivo e romantico che dà vita a una storia che parla di sport, sentimenti e crescita. L’animazione dà vita a una serie dai toni leggeri e dinamici che, seppur con qualche pecca, illumina uno sport diverso dai soliti, ma al centro di Blue Box non possono che esserci i sentimenti, che si sviluppano gradualmente mostrando un nuovo modo di fare gli shojo, più accorto e che tiene più in considerazione un approccio sano e molto maturo alle relazioni con gli altri, di qualunque tipo siano. L’introspezione e i monologhi dei personaggi delineano una profondità narrativa notevole, che sicuramente toglie allo sport momenti dinamici e d’impatto ma favorisce l’espansione dei loro mondi interiori.
Cosa pensate di Blue Box? Raccontatecelo in un commento qui su Kaleidoverse o sulla nostra pagina Instagram, che potete seguire per restare sempre aggiornati sulle ultime novità in campo d’animazione, seriale, cinematografico e videoludico. Vi lascio, prima di salutarvi, i rimandi ad alcuni dei nostri ultimi articoli: la recensione dell’episodio 7 di Daredevil: Rinascita, quella di Alexander e il terribile viaggio e, infine, quella del capitolo 1144 di One Piece. Alla prossima!
I Pro di Blue Box
Lo sport al centro dell’anime è una new entry nel panorama dell’animazione;
La storia d’amore principale si sviluppa molto lentamente ma usando bene i tropi narrativi;
I personaggi che compongono questo anime sono piccoli mondi tutti da scoprire.
I Contro di Blue Box
Viene dato troppo poco spazio allo sport per un anime comunque sportivo;
Il finale aperto è privo di pathos.