Dopo due anni di attesa, siamo tornati nella Terra di Mezzo, durante la Seconda Era, per combattere Sauron. Noi di Kaleidoverse l’abbiamo terminata da poco e siamo qui per darvi la nostra opinione su Gli Anelli del Potere Stagione 2 in questa recensione. Se non avete ancora visto la prima stagione vi invitiamo a farlo, prima di procedere nella lettura, e vi rimandiamo alla recensione che abbiamo scritto qui.
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere nasce in seguito al progetto di Amazon Studios di creare una serie che potesse rivaleggiare con Il Trono di Spade. Il compito di creare questo immenso progetto ricade su JD Payne e Patrick McKay, che hanno deciso di esplorare le vicende della Seconda Era, migliaia di anni prima delle avventure di Frodo. Come abbiamo già detto, la prima stagione non è stata particolarmente apprezzata dal pubblico. Con la seconda saranno riusciti a ribaltare il risultato?
Gli Anelli del Potere: i creatori e i dietro le quinte
Vi ricordiamo, prima di ogni cosa, che la serie è stata creata da J.D. Payne e Patrick McKay e prodotta dagli Amazon MGM Studios. È disponibile, ovviamente, su Amazon Prime Video. I due hanno cominciato la loro carriera con la scrittura Goliath nel 2010, passando per Star Trek Beyond nel 2013, Godzilla vs. Kong nel 2017 e, nel 2019, cominciano a dedicarsi alla produzione della serie tv de Gli Anelli del Potere. Ciò che sappiamo sulla Seconda Era sono concentrate principalmente ne Il Silmarrion, I Racconti Incompiuti e La Storia della Terra di Mezzo di J. R. R. Tolkien. I due produttori, però, non hanno i diritti di queste opere, ma solo della trilogia de Il Signore degli Anelli e Lo Hobbit. Gli eventi della Seconda Era, che dura tra l’altro migliaia di anni, è stata ricostruita dalle appendici de Il Signore degli Anelli, da alcuni capitoli e canzoni.
Anche per favorire il medium, tutta la durata della Seconda Era viene condensata in un breve periodo di tempo, per evitare un continuo ricambio di attori per gli uomini, vista la loro mortalità. Quello che viene fuori, insomma, è una storia basata sulle opere di Tolkien ma non fedelissima. Nonostante tutte le difficoltà legali, la serie viene creata con un profondo amore: ad esempio, Simon Tolkien, un nipote dell’autore, è un consulente dei due creatori; Leith McPherson, che aveva già curato Lo Hobbit, si è occupata del quenya, una sorta di elfico antico che ne Il Signore degli Anelli viene usato ormai solo per lanciare gli incantesimi e non viene più parlato. Un altro un esempio dell’attenzione che è stata usata nella creazione della serie, sono i Pelopiedi: gli Hobbit non erano conosciuti nella Seconda Era, ed ecco perché i creatori hanno inserito un popolo simile, che potrebbe essere inteso anche come un possibile antenato. Per non parlare della creazione e della bellezza degli ambienti: il Lindon, Khazad-Dum (che vediamo in rovina ne La Compagnia dell’Anello) e Numenor.
Gli Anelli del Potere: la prima stagione
Nella prima stagione seguivamo alcune storyline diverse: Galadriel era sicura che Sauron non fosse affatto morto e, per vendetta, lo cercava per tutta la Terra di Mezzo; gli Uomini delle Terre del Sud, guidati dall’elfo Arondir e dall’umana Bronwyn cercavano di sopravvivere agli Orchi, controllati da Adar; Nori, una Pelopiede, soccorreva un uomo caduto dalle stelle (lo Straniero) convinta che lui abbia un compito importante; Durin IV e la sua scoperta del mithril, il minerale necessario per creare gli Anelli e per salvare gli Elfi.
Nel finale della scorsa stagione, Sauron è tornato e Celebrimbor ha forgiato i primi tre Anelli da donare agli Elfi. E adesso? La seconda stagione continua a seguire le storie dei personaggi già presentati, anche se si concentra per lo più sull’ascesa di Sauron, il suo rapporto con Celebrimbor e la caduta di Khazad-Dum.
La seconda stagione: dove eravamo rimasti?
In questa seconda stagione, Galadriel (Marfydd Clark), in possesso di uno degli Anelli, cerca di riparare al danno fatto, fermando i piani del nemico. Arondir (Ismael Cruz Cordova) cerca di superare la morte di Bronwyn (l’attrice Nazanin Boniadi ha lasciato il progetto senza molto preavviso ed ecco perché il suo personaggio è morto improvvisamente) aiutando Isildur (Maxim Baldry) a tornare a Numenor.
Durin IV (Owain Arthur) deve salvare Khazad-Dum dalle conseguenze dell’eruzione del Monte Fato nella prima stagione. Lo Straniero (Daniel Weyman), Nori (Markella Kavenagh) e Poppy (Megan Richards) proseguono il loro viaggio verso Rhun per avere delle risposte. Sauron (Charlie Vickers)si muove per convincere Celebrimbor (Charles Edwards) a forgiare gli altri Anelli del Potere.
Gli Anelli del Potere Stagione 2: c’è un miglioramento?
Anche questa stagione è visivamente eccezionale: gli ambienti e i luoghi sono ricostruiti con la stessa qualità della prima. La prima stagione, essendo un’introduzione alle vicende e ai numerosi personaggi, era narrativamente debole. In questa nuova stagione le vicende si fanno interessanti. Alcune storyline risultano più interessanti di altre: Sauron occupa buona parte dello screen time e Charles Edwards calza perfettamente le vesti dell’Ingannatore. Insieme alle reazioni degli altri personaggi, riesce a rendere il fascino e le capacità manipolatorie di Sauron.
Galadriel, rispetto alla stagione precedente, non è cambiata di molto, ma ha iniziato un cammino di redenzione. La storia di Durin è particolarmente coinvolgente, mentre cerca di salvare la sua casa dal suo tragico fato. Arondir è un personaggio di contorno. La storia dello Straniero e Nori è un intermezzo che permette a lui di ricordare la propria identità e il proprio compito. Appaiono poco, ma si percepisce la chimica tra i due attori, che riescono a rendere la tenerezza e l’amicizia che lega i due personaggi. Come loro, anche gli eventi che colpiscono Numenor gettano le basi per quelle che saranno (o dovrebbero essere) le azioni di Isildur, in futuro.
Le nostre conclusioni su Gli Anelli del Potere
Una serie perfetta, finalmente? Quasi. La qualità grafica di questa seconda stagione non è calata rispetto alla prima: è un piacere perdersi nei luoghi della Terra di Mezzo, perfettamente ricostruiti secondo le opere di Tolkien. Gli ambienti sono resi anche più vivi grazie alla presenza di più comparse rispetto alla prima stagione. Eccetto la storia di Arondir, quelle degli altri personaggi sono interessanti o di intermezzo. Secondo noi, un netto miglioramento dal punto di vista narrativo. Nessun tasto dolente? Sì, purtroppo ciò che convince meno sono le scene di combattimento: più che a rendere uno scontro epico, sembra che gli sceneggiatori si siano preoccupati di renderlo spettacolare a livello visivo. Ecco che, per esempio, vediamo elfi che affrontano intere legioni di orchi, con un semplice arco a distanza ravvicinata senza prendere colpi. Gli orchi naturalmente aspettano il proprio turno per attaccare.
Rimangono delle ingenuità nella scrittura, che finiscono per far apparire dei personaggi incoerenti. Questi errori sicuramente spezzano un po’ la sospensione dell’incredulità dello spettatore. Nonostante tutto, la magia de Il Signore degli Anelli, dobbiamo dirlo, si avverte soprattutto nel finale, che ci ha particolarmente convinto. E voi che ne pensate della seconda stagione de Gli Anelli del Potere? Lasciateci la vostra opinione in un commento. Vi invitiamo a farvi un giro sul sito Kaleidoverse e a dare un’occhiata ai nostri ultimi articoli, dedicati alle recensioni di Rez Ball, dei primi tre episodi di Agatha All Along e all’approfondimento de I migliori film di Saw da vedere.
Dopo due anni di attesa, J.D. Payne e Patrick McKay e tutta la loro troupe sono tornati con la seconda stagione de Gli Anelli del Potere. E noi, con loro, siamo tornati a combattere per la libertà della Terra di Mezzo. La prima stagione aveva una narrazione piuttosto debole, a causa di un cast di personaggi molto numeroso che aveva bisogno di una giusta introduzione e delle poche puntate in cui era divisa. In questa nuova stagione c’è la stessa attenzione per gli ambienti e una narrazione più decisa e appassionante. Sauron, Celebrimbor e le vicende di Khazad-Dum occupano quasi tutto il tempo in scena. Al netto di un miglioramento dal punto di vista narrativo, rimangono delle soluzioni di scrittura veramente semplicistiche e degli scontri più spettacolari che appassionanti. Una serie che, secondo noi, gli appassionati non si possono perdere!