Diventare genitori è il sogno di molti, ma non tutti hanno la stessa possibilità di poterlo fare. Se ci allontaniamo dai metodi tradizionali, però, troviamo una spessa reta di supporto che offre, a livello internazionale, valide alternative per coronare il sogno di avere dei figli. Il più comune – e quello più sdoganato – è sicuramente l’inseminazione artificiale, tramite la quale ci si affida a un donatore – nella maggior parte dei casi sconosciuto – per ottenere una gravidanza. Ma cosa accade quando il dono della vita assume sfumature morbose? È quello che racconta The Man with 1000 Kids, la nuova docuserie di Netflix disponibile dal 3 luglio, di cui Kaleidoverse vi parla in questa recensione.
Diretta da Josh Allott (Roman Kemp: Our Silent Emergency), The Man with 1000 Kids si articola in 3 episodi che raccontano una storia conclusa da poco. Con un mix di interviste, ricostruzioni e materiale reperito dal Web, questa docuserie non si limita a parlare di un uomo che ha giocato con le speranze di centinaia di coppie, ma di una vera e propria attitudine diffusa globalmente che getta una luce molto inquietante sui donatori di seme. Ma vediamo meglio di cosa parla The Man with 1000 Kids.
The Man with 1000 Kids: la storia
La storia che vede al suo centro Jonathan Jacob Meijer inizia nei Paesi Bassi, dove alcune coppie in cerca di un donatore che le aiuti a coronare il loro sogno di famiglia lo intercettano sul Web e decidono di fidarsi di lui. Inizialmente la faccenda non ha nulla di preoccupante né di bizzarro ma gradualmente, con lo scorrere del tempo e l’accumularsi degli anni, inizia a emergere un quadro decisamente preoccupante: Meijer è diventato il padre biologico di più figli di quanto si pensasse.
La situazione diventa poi inquietante quando la palla passa in mano ad altre coppie oltreoceano. Si delinea così una rete di famiglie che hanno tutte in comune quell’uomo sfuggente ed eclettico, padre biologico dei loro figli e intenzionato a continuare la sua opera di generoso altruismo a discapito del numero di figli e dell’impatto che questo potrebbe avere sui bambini e sui loro genitori. L’unico modo in cui le famiglie riescono ad ottenere giustizia per gli inganni subiti è rivolgendosi alla legge, che ha appena iniziato ad affrontare la questione, molto più complessa di quanto sembri.
Un vivido reportage
La regia di The Man with 1000 Kids si caratterizza per riprese attente, lucide e nude, che raccontano senza abbellire né addolcire la strana verità nascosta in questa storia. Viene dato molto spazio alle interviste e alle dichiarazioni delle famiglie coinvolte: ognuna è in grado di raccontare la propria storia completamente e di esprimersi in uno spazio sicuro e tutelato. Per quanto riguarda invece l’uomo al centro della serie, si è deciso di adottare una politica di ricostruzione e uso di materiale reperibile online in maniera pubblica. Queste testimonianze sembrano tanto autentiche quanto dissonanti e hanno contribuito a confermare nella mente delle madri coinvolte in questa faccenda la natura del vero io di Meijer.
Anche la seconda parte della serie mette in atto una ricostruzione che si alterna a dichiarazioni e interviste dei soggetti coinvolti e riguarda l’indagine e il processo nei confronti di Meijer, così come anche il racconto di un sistema consolida che opera sfruttando i buchi normativi. Non c’è bisogno di sceneggiatura, la storia si racconta da sé: la bravura del regista è stata solo quella di decidere quali pezzi montare prima di altri per dare un significato molto più profondo alla vicenda e per lanciare un messaggio che sa di emergenza.
La speranza di una famiglia
In The Man with 1000 Kids emergono sicuramente alcuni temi molto importanti, delicati e al centro dei dibattito sui diritti riproduttivi sia in Europa che nel resto del mondo. Il fatto che al centro della storia ci sia Jonathan Meijer, tra l’altro imputato principale di questa faccenda giudiziaria, non è una beffa, ma la conferma di una presa in giro molto articolata. Le famiglie che hanno scelto di rivolgersi a lui, infatti, credevano davvero di trovare nella sua figura qualcuno di cui potersi fidare, qualcuno che li avrebbe tutelati e non li avrebbe ingannati come poi si è verificato.
La scelta, dunque, di porre al centro proprio lui non asseconda il suo narcisismo ma lo espone agli occhi degli spettatori per quello che è: un uomo con un probabile problema mentale e un obiettivo egoistico che si nasconde dietro l’offerta di aiutare in una materia così intima e delicata come quella della riproduzione. E, anche se alla fine della docuserie le coppie coinvolte nella testimonianza cercano di guardare al lato positivo della faccenda – la nascita dei loro figli e il senso di comunione che si è creato con le altre famiglie – la figura di Meijer continua ad aleggiare sullo sfondo.
L’ossessione di un uomo
Accanto al desiderio di famiglia delle coppie che hanno accettato di partecipare alla docuserie emerge inoltre un quadro inquietante che usa Meijer come capro espiatorio ed esempio, ma in realtà si tratta di una situazione che comprende al suo interno un numero di uomini indefinito. Ci riferiamo alla possibilità per un donatore di continuare a iosa senza alcun limite né controllo da parte delle autorità competenti. È in questa seconda faccia della medaglia che si racchiude forse il messaggio più importante della serie, che è in realtà un monito e un richiamo.
Un monito a non fidarsi con estrema facilità di chiunque venga trovato in rete, e in secondo luogo un appello alle autorità competenti affinché regolarizzino e tappino l’evidente buco normativo presente nelle procedure che portano gli uomini a donare il loro seme alle banche, basandosi solo sul buon senso, una qualità non presente in tutti, purtroppo. La vicenda narrata in questa serie ha tutti i requisiti per diventare una vera e propria emergenza che esula dai casi tanto famigerati quanto isolati – come quello del dottor Cline – perché presenta pubblicamente una vera e propria comunità di donatori con idee anomale e preoccupanti, che vanno fermati.
Le nostre conclusioni su The Man with 1000 Kids
The Man With 1000 Kids è una docuserie scioccante che getta una lunga ombra sull’inseminazione artificiale. La storia è da un lato un viaggio informativo e interessante nel mondo dei donatori di seme e delle donne che ne hanno fatto uso, ma dall’altro è l’inquietante storia di un uomo che ha deciso, per motivi morbosi e mai chiariti, di donare quanto più possibile, andando a generare almeno 600 bambini – ma la cifra potrebbe essere vertiginosamente più alta. Questo racconto denuncia quindi i mezzi e le finalità di quest’uomo, ma evidenzia anche un sistema più diffuso di donatori seriali con convinzioni narcisistiche, forti dei vuoti legislativi presenti nella regolamentazione e nel censimento dei donatori presso le strutture idonee.
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