Caro e gentile popolo dell’internet, dopo circa un mese dall’uscita della prima parte di Bridgerton 3, eccoci arrivati all’epilogo di questa terza stagione della serie più chiacchierata di Netflix. Dopo avervi parlato dei primi quattro episodi usciti il 16 maggio, finalmente possiamo discutere, senza spoiler, di questa seconda e ultima parte della stagione su Penelope Featherington e Colin Bridgerton… e su tutti gli altri. Avevamo già espresso le nostre perplessità per quanto riguarda questa stagione che, rispetto alle due che l’hanno preceduta e allo spin-off sulla regina Carlotta, risultava un po’ più deboluccia. Sicuramente complici il fatto che i protagonisti si conoscessero già bene e che molte storyline si intrecciassero contemporaneamente (oscurando quindi i personaggi principali della stagione), i primi episodi non ci avevano convinti del tutto.
La nostra opinione sarà totalmente cambiata? Oppure Bridgerton 3 coi suoi 4 episodi finali non ci avrà davvero convinto? Oggi siamo qui a discutere con voi della faccenda, senz’altro un po’ spinosa, senza spoiler dopo aver ricevuto in anteprima gli episodi. La storia di Colin e Penelope aveva ancora molto da dire, tuttavia la gestione degli episodi è senza alcun dubbio…singolare. Immergetevi ancora una volta con noi nel mondo scintillante, sfarzoso e luminoso di Bridgerton.
Colin, Colin…ti sei salvato in corner
Diciamocelo, con Penelope-Lady Whistledown come controparte amorosa nessun personaggio maschile avrebbe mai potuto combattere ad armi pari. Eppure Colin ce l’ha messa tutta a cercare di non piacere al pubblico. In questa stagione per 7 degli 8 episodi risulta viziato, sgradevole e davvero fuori luogo. Penelope è posata, intelligente, bella, interessante…lui vive di rendita in quanto Bridgerton, ma nulla più. Il che è un peccato perché lascia quella sensazione di potenziale non sfruttato all’audience. Se già nella prima parte Colin era molto meno interessante non solo rispetto ai suoi predecessori (tra questi il Duca, suo fratello Anthony o Re Giorgio) ma anche rispetto ad altri personaggi come lord Debling, in questa seconda parte forse peggiora. Colin Bridgerton soffre della sindrome del secondogenito (o del terzogenito in questo caso). Si sente inferiore e vuole in tutti i modi brillare.
Sotto sotto in qualche modo spera di trovarsi a fianco una ragazza ingenua che non conosce il mondo fuori da casa sua, invece si ritrova tra le mani Penelope Featherington che, oltre a non essere ingenua, nasconde moltissimi scheletri nel suo armadio e segreti che a un uomo con un carattere simile, potrebbero non piacere. In questi ultimi quattro episodi Colin tocca dei livelli di sgradevolezza davvero inauditi, tanto che il pubblico si innamorerà molto più di Penelope che del suo futuro marito: cosa non del tutto negativa, in effetti. Il povero Bridgerton si salva in corner nell’ultimo episodio quando, dopo un plot twist piuttosto inaspettato, si ritroverà a tornare sui suoi passi rispetto a certe questioni e a ritrattare certe sue parole e azioni in una modalità un po’ troppo da deus ex machina. Finora, quindi, è sicuramente il personaggio maschile meno riuscito di questa serie.
Accettare sé stessi
L’accettazione di sé è un tema fondamentale di questa stagione. Bridgerton, e i libri da cui è tratta la serie, è una storia ambientata nei primi anni del XIX secolo. I temi affrontati, sebbene importanti anche allora, sono contemporanei e attuali. Non ci troviamo di fronte a materiale storico, e questo è chiaro anche per quanto riguarda la serie, che non cerca di essere storicamente accurata. Molti temi affrontati sono in anticipo coi tempi. L’accettazione di sé e le difficoltà delle donne in società sono argomenti che anche all’epoca esistevano, ma sono tuttavia molto attuali. In questa stagione Penelope affronta e dovrà affrontare una sfida gigantesca: l’essere vista. Già dai primi episodi la giovane Featherington combatte contro il suo ruolo, in parte autoinflittosi, di essere una ragazza da parete. Cambia look, cerca di essere più audace, prova a cambiare il proprio status.
Rende reale ciò che fino a quel momento il suo personaggio aveva fatto solo tramite la penna della Whistledown. Il suo pseudonimo letterario era un modo per uscire dal suo guscio, per essere qualcuno di diverso dalla sé di tutti i giorni. Ora però che anche la Penelope in carne e ossa è uscita allo scoperto in quanto donna affascinante, nubile e desiderabile, il suo essere Lady Whistledown forse è troppo stretto. O meglio, le due parti di Penelope si sovrappongono sempre di più e quello che tutti ci chiediamo è se questa sua doppia identità verrà allo scoperto, riusciranno gli altri ad accettarlo? Ma soprattutto, cosa deciderà di fare Penelope? Rimanere la Whistledown oppure rinnegarla in favore di una vita più tranquilla? Può una scrittrice con una penna tanto audace rinnegare la propria natura? Perché in fondo di questo si parla: è possibile andare contro sé stessi per amore?
Le nostre conclusioni su Bridgerton 3
Bridgerton 3 è quindi promosso? Sì, insomma, fa il suo lavoro e si salva con l’ultimo episodio che veramente tira su l’animo dell’intera stagione. Forse può competere con la prima stagione, quella su Daphne e il Duca. A sua volta, la prima parte della storia aveva alcuni temi affrontati un po’ controversi, come il fatto che la duchessa avesse obbligato il duca ad avere rapporti anche se lui non voleva avere figli. Sicuramente non può competere con la seconda stagione e men che meno con lo spin-off sulla Regina Carlotta, ad ora la storyline più riuscita dell’intero universo Bridgerton. La stagione offre comunque momenti molto belli, come detto, soprattutto nell’ultimo episodio.
Tuttavia, come già accennato nella recensione della prima parte di Bridgerton 3, vi sono troppe storie che si accavallano e che oscurano i protagonisti. Era necessario mischiare da subito le vicende di Francesca in modo tanto evidente? O le vicende di Violet… quelle di Benedict, che ad ora sono in assoluto le meno richieste e interessanti? Sicuramente gettano una base per le prossime stagioni, ma in quanto spettatori risultano di troppo e non necessarie. Un ultimo quesito che ci poniamo riguarda il finale. L’ultima parte di questa stagione non è assolutamente scontata, tuttavia ci fa chiedere se la serie da qui riuscirà a mantenere lo stesso interesse di prima. Non vi resta quindi che correre a vedere questi ultimi 4 episodi di Bridgerton 3 disponibili dal 13 giugno su Netflix e rispondere voi stessi a questo nostro dubbio. Se volete rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo del cinema, degli anime, dei videogiochi e molto altro, unitevi al nostro canale Telegram e continuate a seguirci sul sito Kaleidoverse.
Bridgerton 3 si salva in corner sul finale. Per 7 episodi arranca e poi finisce col botto. Basta a salvare la stagione? Sicuramente non la fa bocciare ma da Bridgerton ci aspettiamo di più, soprattutto dopo una seconda stagione eccellente e uno spin off sorprendente oltre ogni previsione.
Penelope (Nicola Coughlan) non sarà il diamante della regina ma lo è della terza stagione di Bridgerton. Il suo personaggio è veramente l'unico che desta interesse (oltre a, forse, Eloise e alla signora Featherington). Gli altri compaiono e rubano la scena alla protagonista, ma lo spettatore vorrebbe vedere solo lei e ciò che riguarda la sua storia.
Il nostro voto rimane invariato, un 7 senza lode e senza infamia. Stagione promossa ma con riserve... gli episodi si potevano gestire meglio.