Qualche giorno fa, precisamente il 17 ottobre, Prime ha rilasciato nella sua libreria il sequel di Addio al Nubilato, Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è. Il film è intrepretato da Chiara Francini, Laura Chiatti, Antonia Liskova, Jun ichikawa. I lungometraggi sono scritti e diretti entrambi da Francesco Apolloni. Il genere delle pellicole è comedy, ma hanno anche spunti che fanno riflettere lo spettatore, come se fosse una moderna commedia Pirandelliana. La cosa migliore dei racconti senza dubbio è la relazione tra le quattro donne protagoniste di entrambi film. Le ragazze cercano di dimenarsi tra i mille problemi insieme, come in un italiano Sex end city ed è anche il fil rouge di entrambi i film. I temi che vengono tratti nelle pellicole sono molto contemporanei: spaziano dall’amicizia, all’emigrazione, ai problemi alimentari e l’accettazione del sé. Seguiteci in questa recessione per approfondire meglio i dettagli e le tematiche del film sequel Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è.
Francesco Apolloni sa cogliere con una risata l’occasione per proporci una di quelle storie che non solo divertono, ma fanno anche riflettere. Realizza una commedy, con un buon ritmo comico, ma con momenti anche drammatici. Essi ci fanno riflettere sui temi più comuni e attuali di oggi tra una risata e una lacrima di commozione. La pellicola gioca anche molto sulla multietnicità del cast. Infatti il regista gioca sugli stereotipi rendendoli motivo di risata, ma anche di riflessione. L’esempio più eclatante nel film è l’attrice giapponese naturalizzata italiana Jun Ichikawa, che finalmente in questa pellicola riesce a non intrepretare il solito ruolo dell’asiatica mafiosa. Invece dà vita al ruolo di una donna emigrata piena di sfacciature: da quelle più ironiche a quelle più drammatiche, rinnovando così il classico stile dei film comici all’italiana.
Addio al nubilato 2: la trama
Dal primo matrimonio finto adesso passiamo a una fuga dall’altare. Addio al nubilato 2 inizia quando Eleonora (Antonia Liskova) viene scaricata prima delle nozze da Fabrizio “El tigre”, meccanico sudicio conosciuto nel primo film, che ha sempre una soluzione fallimentare a qualsiasi problema (Fabrizio Nardi, splendido caratterista). Eleonora quindi trasformerà il viaggio di nozze in un viaggio per il ricordo del padre e per eliminare le sue sfortune trasformandolo nella favola di Peter pan però dei giorni nostri.
Ovviamente la nostra protagonista verrà affiancata dalle sue damigelle, Vanessa (Chiara Francini), Linda (Laura Chiatti) e Akiko (Jun Ichikawa) e una reliquia appartenente al defunto padre, da seppellire. Le quattro, si metteranno in viaggio verso il confine con la Slovenia, ma il destino le porterà in una casa-famiglia di Gorizia, dove troveranno letteralmente un irresistibile gruppo di bambini sperduti, che stanno preparando uno spettacolo teatrale su Peter Pan.
Seconda stella a destra questo è il cammino, poi dritto fino al mattino…
Curiosa, ambiziosa, nonché dolcissima, l’idea di Francesco Apolloni nello scrivere il film pensando in parallelo alla favola di J. M. Barrie Peter Pan. Un po’ com’era successo nel primo film, ispirato a un fatto di cronaca su Chiara Giuntoli (a cui venne proposto dal fidanzato, il giorno prima di morire in ospedale, di sposarsi), qui accade con la letteratura, con un racconto per bambini (Peter Pan) richiamandone alcuni temi. Uno tra tutti, la sensazione che non ci sia più tempo per certe cose: lo stare insieme, il condividere e prendersi il giusto tempo per crescere, per la necessità di diventare adulti che ci porta davanti alle questioni aperte come le nostre paure, le nostre indecisioni e le nostre ansie. È qui che il tono si fa più serio, evitando la risata e puntando dall’altra parte a un maggior coinvolgimento umano.
Un altro tema evidente e forte, ripreso non solo dalla storia di Peter Pan, ma da tutte le favole e fiabe classiche è il tema del viaggio. Non solo reale, ma anche spirituale, interiore e umano che ognuna delle protagoniste fanno e vivono. Le quattro donne, diverse tra loro una altra sono per questo perfette per essere declinate in un cinema da commedia. In questa pellicola che ha come il tema il viaggio, come in ogni fiaba e favola che si rispetti, ritroveranno sé stesse (e forse qualcosa in più) quando lasceranno andare le proprie convinzioni e meccanismi, aprendosi all’altro e alle loro emozioni. Questo percorso reale e interiore è un ottimo fil rouge per farci riflettere dolcemente sul potere della fantasia, sulla maternità e, non ultimo, sull’inclusione. Come detto, Addio al nubilato 2 fa poche cose, ma le fa bene, con sentimento e cuore. Questo è quanto basta, alcune volte, per farci sorridere e ritornare bambini.
Le nostre conclusioni su Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è
In conclusione siamo davanti a una pellicola semplice, a volte banale, ma che ci lascia sempre un sorriso. Non è poi così raro: che un sequel possa essere migliore del suo antecessore? Spesso accade ed è questo il caso. Film più maturo e più sperimentale del primo da parte del regista, che ci permette di esplorare di più il mondo attuale sotto lo sguardo femminile in maniera unica a secondo delle quattro protagoniste principali. Di sicuro il ritorno alla regia di Francesco Apolloni con questo sequel è stata una vera sorpresa, sia per il pubblico femminile, sia per quello maschile. Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è, la consideriamo come una sorta di “commedia che non ti aspetti”, senza definirla necessariamente la solita “commedia al femminile”, ma un qualcosa di diverso che potrebbe essere paragonato a qualche film uscito dalla grande mela.
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Addio al nubilato è un film che non ti aspetti, tra una risata e una lacrima di commozione ti fa riflettere su diversi temi umani e sociali. Le protagoniste sono 4 donne con stati sociali diversi che cercano tra i mille e stravaganti problemi di aiutarsi e sostenersi in nome della loro amicizia del liceo. Una pellicola spiritosa che ha come tema conduttore il viaggio, sia quello che fanno letteralmente le 4 amiche, ma anche metaforicamente. L' unico punto critico forse è il forzare di trattare alcune tematiche nel nome del politicamente corretto, senza lasciare spazio ad altre storie e alla fantasia. Comunque il racconto appassiona e diverte perché alla fine tutte vorremmo nei momenti difficili un gruppo di amiche così, pazze e divertenti, pronte a tutto per sostenersi. La pellicola è adatta sia alle famiglie, ma soprattutto a un pubblico femminile che vuole ridere, piangere, riflettere sul loro stesso universo.