Le serie da brivido di Mike Flanagan stanno ormai diventando un appuntamento fisso per gli amanti dell’horror. Anche questo ottobre il regista e produttore statunitense non si è smentito, proponendo agli spettatori di Netflix una nuova serie che affonda le radici nel passato. La caduta della casa degli Usher – questo il titolo – è una storia che rimette al centro due temi cardine della produzione di Flanagan, la casa e la famiglia, declinati questa volta ben lontani dalla sofferenza per il lutto, come vi racconteremo in questa recensione, che conterrà spoiler solo per gli appassionati di Edgar Allan Poe.
Esattamente: dopo Shirley Jackson, Henry James, sé stesso e Christopher Pike, autori delle opere che hanno ispirato The Haunting of Hill House, The Haunting of Bly Manor, Midnight Mass e The Midnight Club, questa volta è il celebre quanto macabro scrittore americano a fare gli onori di casa. Questo – tra l’altro – sembra essere un periodo molto fortunato per lo spirito di Poe: già lo scorso dicembre Netflix aveva dato spazio a I delitti di West Point, film nel quale è Harry Melling a vestirne i panni. Composta da 8 episodi, La caduta della casa degli Usher pone infatti al centro la misteriosa famiglia, ampliandone la storia e inglobando accanto ad essa i racconti più celebri di Poe.
La caduta della casa degli Usher: la trama
La caduta della casa degli Usher si apre con un triplice funerale: è lì che conosciamo Roderick Usher (Bruce Greenwood), padre dei tre defunti. L’uomo, insieme alla sorella gemella Madeline (Mary McDonnell) e ad alcuni figli è a capo della Fortunato Pharma, un’azienda famosa per aver messo in commercio il Ligodone, venduto come alternativa all’ossicodone e largamente acquistato perché non crea dipendenza. Prima dell’inizio di una serie di morti tanto inquietanti quanto inspiegabili, però, l’azienda così come la famiglia Usher era stata citata in giudizio da Auguste Dupin (Carl Lumbly), che li aveva accusati di un vasto ventaglio di reati.
Mentre Arthur Pym (Mark Hamill) – braccio destro degli Usher – lavora per smontare le accuse di Dupin la storia ci presenta i tanti figli di Roderick e il passato dei gemelli Usher, molto lontano dal loro presente. Un presente che inizia a cambiare con la comparsa di una donna misteriosa (Carla Gugino), che inizia a tormentare i pensieri di Roderick e di Madeline. Non solo: mentre la procura indaga sui presunti illeciti perpetrati dalla famiglia nel corso degli anni i figli di Roderick iniziano a morire uno dopo l’altro in circostanze assurde. E, mentre la narrazione si fa sempre più serrata, i ricordi dell’uomo ci portano indietro nel tempo, mentre racconta agli spettatori e a un sorpreso Dupin cosa è davvero accaduto alla sua famiglia.
Il “Flanaganverse” torna ad espandersi
Mike Flanagan è ormai famoso nel panorama horror – e in quello di Netflix – per le sue serie TV, nelle quali è possibile trovare molti parallelismi: case, famiglie e lutti sembrano mescolarsi intorno a classici della letteratura come Giro di vite di James o L’incubo di Hill House di Jackson. Tuttavia, nel mettere mano a queste storie Flanagan compie una profonda opera di svecchiamento, rendendole moderne, attuali e riuscendo a trovare l’equilibrio tra l’originale e l’adattamento che ne scaturisce.
Nel caso de La caduta della casa degli Usher questo processo è evidentissimo: la famiglia Usher è immersa nel nostro presente, gli eventi si svolgono nel 2023 e in anni recenti, eppure il tocco di Edgar Allan Poe non si perde nella modernità, anzi vi si adatta a pennello. In questo modo la storia, i suoi temi e i tanti personaggi presi dai racconti di Poe riescono a convivere insieme e danno allo spettatore modo di conoscere loro e i racconti collegati. Il modo di fare horror di Flanagan, infatti, non è convenzionale: non è un orrore creato per incutere semplice terrore, ma per scavare nel profondo delle esperienze umane, e anche in questo caso ci è riuscito.
Nuova casa, nuova famiglia
La famiglia Usher, come si evince dal titolo, è la protagonista della serie, ma non potrebbe essere più diversa dalle altre famiglie raccontate da Flanagan. Unita solo dal denaro e dal potere del cognome, lo spettatore capisce piuttosto in fretta che quella che ha davanti non è una famiglia come tante, ma una famiglia-impresa, nella quale ognuno ha un ruolo e deve portarlo avanti. E, cosa più importante, ogni membro deve agire nell’interesse del nome degli Usher per preservarne un’immagine unita e potente.
Sotto certi aspetti La caduta della casa degli Usher è una saga familiare compressa in una sola stagione, nella quale si sviluppano e si risolvono con potenza ed incisività dubbi, tradimenti e rivelazioni. Il poco tempo dedicato a ognuno, comunque, non sminuisce i personaggi, e questo è merito sicuramente di un cast talentuoso e di tutto rispetto che ha già avuto modo di emergere in altri prodotti di Flanagan – citiamo a titolo esemplificativo Carla Gugino, Kate Siegel, Henry Thomas, Samantha Sloyan, Rahul Kohli, Ruth Codd, Sauriyan Sapkota, Aya Furukawa e T’Nia Miller.
Denaro, potere e vanagloria
Come abbiamo già accennato sopra il perno di questa serie – che siede accanto al tema della famiglia – è il potere, e questo rende La caduta della casa degli Usher diversa dalle altre produzioni seriali di Flanagan, perché di solito è il lutto in sé ad essere esplorato, o comunque il rapporto che le famiglie hanno con la morte. In questo caso la cupa mietitrice passa quasi in secondo piano pur essendo prevalente proprio perché non sono tanto i membri della famiglia Usher a soccombere all’inevitabile quanto il nome in sé. L’affetto e l’amore sono in questa serie minimi, e vengono maggiormente incarnati dal rapporto saldo tra Roderick e Madeline e da quello di Roderick per sua nipote Lenore (Kyliegh Curran), ma si tratta di considerazioni laterali.
L’esempio lampante di ciò è nel rapporto tra Roderick e la sua ultima consorte, Juno, alla quale fa un discorso che mette in evidenza quanto stiamo dicendo, così come nel motivo stesso per cui uno ad uno gli Usher muoiono, e solo nella momento della rivelazione emerge il vero orrore, che poco ha a che fare con il personaggio di Carla Gugino. No, in questa serie il sovrannaturale accompagna lo spettatore verso una verità tremenda che lo stesso Poe inseriva nei suoi racconti: sono le persone i mostri, le persone i fantasmi, con i loro tormenti e le loro ossessioni. E la ricchezza, alla fine – quella che resta – è di tipo emotivo, non materiale, come racconta Dupin.
Un simulacro alle opere di Poe
Per conoscere i racconti e le poesie che hanno ispirato Mike Flanagan basta dare un’occhiata ai titoli degli 8 episodi: oltre al titolo omonimo della serie abbiamo infatti La maschera della Morte Rossa, I delitti della Rue Morgue, Il gatto nero, Il cuore rivelatore, Lo scarabeo d’oro, Il pozzo e il pendolo e Il corvo, la poesia forse più famosa di Poe. Se si oltrepassano i meri titoli e si scava più a fondo nella produzione artistica dell’autore americano si notano poi tutte gli altri rimandi presenti nella serie.
I figli di Roderick, le loro storie, gli altri personaggi presenti, i nomi delle aziende e degli oggetti: nulla è lasciato al caso in La caduta della casa degli Usher, e questo potrebbe incuriosire non poco gli spettatori. Sono presenti poi altre poesie, altre citazioni ai singoli racconti, e ricorrono anche molti temi della produzione di Poe, tutti amalgamati e resi insieme in un unico blocco oscuro, misterioso e affascinante. Flanagan è riuscito a mettere in contatto i pensieri e le turbe ottocentesche con quelle moderne, dalla cui unione emerge, potente e assoluta nella serie, un’epifania piena di decadenza e giustizia assoluta, che siamo sicuri Poe avrebbe molto apprezzato.
Le nostre conclusioni su La caduta della casa degli Usher
Chi scrive – si sarà capito a questo punto – è un’amante dell’horror e ha trovato in Mike Flanagan un nuovo esponente, in grado di comunicare una sfumatura del genere che non è stata molto approfondita fino a questo punto. Per questo motivo il nostro giudizio de La caduta della casa degli Usher non può che essere positivo: è una trasposizione moderna e avvincente dell’immaginario di un autore che ha fatto la storia della letteratura americana – e un po’ anche globale – e che merita di essere guardata non solo per cercare qualche brivido, ma anche per apprezzarne i lati più nascosti.
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Mike Flanagan è tornato su Netflix con un'altra serie da brivido. La caduta della casa degli Usher è uno scrigno che raccoglie al suo interno il meglio della produzione di Edgar Allan Poe, trasposta in chiave moderna ma non per questo meno evocativa e terrificante. Con un cast pieno di volti noti come quello di Mark Hamill, La caduta della casa degli Usher sviluppa in 8 episodi l'ascesa, l'impero e l'inesorabile schianto di una famiglia costruita su fondamenta sporche di sangue. Il potere, l'ambizione e il desiderio di grandezza sono alla base della serie, che scala le vette dell'ipocrisia e dell'avidità umane, rendendo i personaggi schiavi e conducendoli alla morte, che li attende con dolcezza e comprensione. Una parabola sul significato della famiglia in chiave distorta, che spurga il male con il male e lascia la speranza ai posteri e agli spettatori.