Immaginatevi di essere a un punto della vostra vita dove vi sembra di aver toccato il fondo e di ricevere una telefonata da un uomo misterioso che professa il suo amore e vi fa una proposta di matrimonio. Questa chiamata dal principe azzurro sembra essere il giusto presupposto per un’avvincente storia in Amore (e Guai) a Parigi. Chissà se riuscirà a essere una serie così romantica da farci smettere di ignorare le chiamate dei call center nella speranza che succeda anche a noi.
Quasi quarantenne, scaricata dall’ormai ex-ragazzo, senza figli, disoccupata e maldestra. Jul rappresenta in ogni aspetto la perdente agli occhi della nostra società. Ancora alla ricerca dell’amore perfetto, dopo una telefonata inaspettata da parte di un misterioso pretendete, decide di lottare per ottenere l’amore che si merita. Il messaggio per ora sembra chiaro: l’amore arriverà anche inaspettatamente, ma devi combattere per tenertelo. Nei primi due episodi di Amore (e Guai) a Parigi vediamo Jul (Maud Baecker), accompagnata dalle sue amiche, Ava e Manon, e dal nuovo coinquilino (non proprio) gay, che cerca di conquistare l’uomo misterioso della telefonata.
Bridget Jones a Parigi
Evidentemente dagli anni ‘90 non è cambiato molto. Sin da subito veniamo a contatto con l’ossessione delle donne (o meglio, della pressione della società sulle donne) di sposarsi e avere figli, se no che senso ha la vita?! Appena Jul ci viene presentata, è impossibile non pensare a una Bridget parigina con il cuore appena spezzato dall’ex-ragazzo (ed ex-capo), maldestra e con un abbonamento alle figuracce. Il suo sentirsi inadeguata la rende più umana che mai e ci fa immedesimare in lei. Aggiungiamo al mix la ricerca del suo Mr Darcy francese e sogni a occhi aperti con balli alla Grease e abbiamo ottenuto una buona dose di ilarità e romanticismo sopravvalutato.
Per ora, mi sembra che manchi la parte critica a questi temi, sì la ricerca del vero amore, il sentirsi inadeguata, le aspettative delle persone, ma spero che nei prossimi episodi si affrontino questi temi con un punto di vista contemporaneo e in modo approfondito. Per ora questi contenuti risultano superficiali, sacrificati per il bene della comicità e dell’ironia. Anche quando Ava, una delle migliori amiche di Jul, giustifica il figlio bullo e, da questo fatto, seguono scene tragicomiche, manca un punto di vista più riflessivo sulla situazione. Ma questo si potrà vedere negli episodi successivi e spero di ricredermi.
Le nostre conclusioni sui primi due episodi di Amore (a Guai) a Parigi
Per ora Amore (e Guai) a Parigi sembra voler essere un calco a carboncino in stampo parigino di Bridget Jones. Purtroppo di Bridget, Jul per ora ci fa percepire principalmente il bisogno spasmodico di avere un uomo al proprio fianco, che la porta a minare le sue potenzialità e a mettersi anche in ridicolo. Questo aspetto è talmente predominate in questi primi episodi che nasconde il personaggio di Jul. Riusciamo già a intravedere la caratterizzazione delle sue amiche e di Stéphan, ma ancora fatichiamo a conoscere la protagonista. C’è da dire che potrebbe essere anche una base per un’ottima crescita del personaggio, ma per questo non ci resta che continuare a guardarla.
Di certo l’ironia e le risate si fanno sentire, a volte forse in scene comiche un po’ scontante ma non per questo meno divertenti. Purtroppo lo spirito giocoso che pervade questa serie TV rischia di stridere con temi più seri e attuali che Pascale Pouzadoux ha voluto inserire. Anche questo è un aspetto che vorrò approfondire, perché se la commedia verrà unita in modo funzionale a contenuti più seri e drammatici, avrà di certo molto di più da dire. Se volete rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo del cinema, degli anime, dei manga, dei videogiochi e molto altro, unitevi al nostro canale Telegram e continuate a seguirci sui nostri canali social Instagram, Facebook e TikTok e seguiteci su Kaleidoverse e sul nostro canale YouTube.