Era il lontano 2007 quando nelle sale di tutto il mondo approdò il divertente e dolcissimo musical Come d’Incanto (Enchanted). Con protagonisti l’allora non molto conosciuta Amy Adams e il dottore più amato di Gray’s Anatomy, Patrick Dempsey, Come d’Incanto era un’ode allo studio d’animazione più famoso della terra e un esperimento per la casa del topo. Perché Disney, infatti, avrebbe dovuto creare un lungometraggio per metà animato e per metà live action nel quale inserire non solo un’infinità di Easter Eggs sui suoi prodotti più famosi, ma anche e soprattutto un’enorme dose di autoironia? L’esperimento fu totalmente riuscito e il musical ambientato ad Andalasia e a New York funzionò perfettamente. Quindici anni più tardi arriva su Disney+ il suo seguito: Come per Disincanto, seguito dalla nostra recensione.

I super fan Disney andranno a nozze con questo film, nuovamente pieno di Easter Eggs e rimandi ai Classici più iconici. Inoltre, oltre ai protagonisti, tornano anche Idina Menzel nel ruolo di Nancy, ora regina di Andalasia, e James Marsden nel ruolo del principe Edward. Non è tuttavia tutto oro quello che luccica. Questo lungometraggio ricorda lontanamente il precedente film, ma non regge il confronto. La nostalgia si sente ma non è abbastanza per poter salvare il prodotto nella sua interezza. Ad ogni modo, il nuovo film è disponibile su Disney+ dal 18 novembre 2022 ed è comunque sicuramente imperdibile per i fan Disney, anche se sotto tono rispetto alla pellicola del 2007. © 2022 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved.
Dov’è finito l’incanto?
Quando si producono sequel di film diventati cult, è impossibile non parlare dei loro predecessori. Alcuni escono meglio di altri, come Hocus Pocus 2. Altri invece non riescono ad andare perfettamente a segno ed è questo il caso di Come per Disincanto. Di per sé non c’è niente di sbagliato nel film… è semplicemente una pellicola che manca degli elementi iconici presenti nel lungometraggio precedente. Purtroppo per questo nuovo prodotto, però, Come d’incanto era curato anche nel più piccolo dettaglio. In Come per Disincanto vi è, invece, una CGI non sempre convincente (incommentabile la sorte del povero Pip), un Robert che non solo è inutile per la trama, ma diventa una vera e propria macchietta e alcuni attori di supporto non molto espressivi. Tra questi la figlia di Robert, Morgan (Gabriella Baldacchino) salvata in italiano dalle bravissime doppiatrici Emanuela Ionica (per il parlato) e Cristiana Alviti (per il canto).
Non è tutto negativo, due numeri musical in particolare rimangono impressi: il duetto tra Giselle e Malvina “Badder” e la canzone di Nancy (Idina Menzel) “Love Power” sono i brani che più ricordano lo spirito del primo film. Purtroppo gli altri momenti musical risultano decisamente sotto tono e poco convincenti rispetto a quelli del lungometraggio originale. Certo, il compito di questo sequel era particolarmente ingrato. Non c’è cosa più difficile che provare ad aggiungere qualcosa a una storia già vicina alla perfezione. Difatti nella prima pellicola vediamo numeri musicali a Central Park, altri con animali tipici della fauna newyorkese e altri ancora durante un ballo in maschera. Rimane perciò la solita domanda usata e stra-usata: era davvero necessario produrre questo sequel?
Manca il cuore in Come per Disincanto
Come d’incanto è stato un film fortunato. Un azzardo che ha funzionato. Il suo sequel è deludente, non approfondisce i personaggi e non aggiunge novità al mondo di Andalasia. Guardandolo ci si chiede perché non sia stato prodotto invece un qualcosa con protagonisti Edward e Nancy nel mondo delle fiabe. In animazione tradizionale sarebbe stato sicuramente un elemento diverso e nuovo. Si sarebbero potute scoprire cose nuove sul regno natale di Giselle e avremmo conosciuto meglio questi due personaggi che in entrambi i film sono secondari.
Disney ha deciso invece per un sequel più canonico, più “classico” e che, tuttavia, risulta non molto ispirato. Giselle è forse il personaggio meglio riuscito, pur diventando l’opposta di se stessa. Robert lo scordiamo da qualche parte per la maggior parte della storia e Morgan… sarebbe anche un personaggio carino se non fosse l’adolescente classica di ogni film statunitense esistente. La “cattiva” o seconda cattiva del film, Malvina Monroe alla fine non è la vera nemesi e risulta a sua volta superflua. Quindi di questa pellicola si salva poco. I colori, qualche canzone, Giselle e la nostalgia che scaturisce da tutto ciò. Avremmo potuto avere così tanto e invece abbiamo ricevuto così poco. Da un sequel di Come d’Incanto, lettera d’amore per la Walt Disney Company e per i suoi classici, ci aspettavamo molto più cuore.
Le nostre conclusioni su Come per Disincanto
Ciò che rimane di Come per Disincanto è la mancanza della sua essenza primaria. Come d’incanto era un film genuino, ironico ma anche con citazioni piene di rispetto e gratitudine ai classici Disney animati. Questo sequel è superfluo, sbiadito, senza sapore rispetto a quanto avevamo avuto quindici anni fa. Non è orrendo, non è il film peggiore che vedrete nella vostra vita e ha momenti molto piacevoli. Ci sono scene ironiche, scene comiche, scene malinconiche e scene commuoventi. Ma alla fine della storia vi chiederete se fosse strettamente necessario vederlo. Complici una trama non particolarmente innovativa o ispirata e alcuni attori poco convinti, oltre quelli proprio mal utilizzati, il risultato è una pellicola passabile.
In un certo senso, Come per Disincanto ha un potenziale mal sfruttato. Sarebbe potuto essere tante cose e Giselle che diventa cattiva era anche un take interessante della storia, così fuori dal suo personaggio da essere convincente. Purtroppo le scene sembrano spesso raffazzonate e la musica, invece di unire la trama e fungere da collante, convince lo spettatore semplicemente ad annoiarsi a tratti di più. Se Hocus Pocus 2 aveva fatto un ottimo lavoro per riportare in auge le sorelle Sanderson, Giselle è troppo succube di una sceneggiatura poco convinta e di musiche poco ispirate. Un plus va dato alla versione italiana curata da Ermavilo, che dirige un adattamento e un doppiaggio che risultano a tratti più convincenti delle versioni originali. Se volete rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo del cinema, degli anime, dei manga, dei videogiochi e molto altro, unitevi al nostro canale Telegram e continuate a seguirci sul sito Kaleidoverse.
Questo film fa il cosiddetto "bare minimum". Come per Disincanto non ha né arte né parte, non aggiunge niente di significativo ai personaggi se non il fatto che continuano a esistere e a vivere. Il fattore nostalgia svolge la maggior parte del lavoro ma la pellicola non riesce a eguagliare la genuinità e la dolcezza di quella del 2007. Le canzoni, a parte un paio di eccezioni, non reggono il confronto con quelle di quindici anni fa, che risultavano memorabili già a un primo ascolto. Infine, l'attrice nei panni di Morgan (la figlia di Robert) non è particolarmente espressiva, anche se in italiano è salvata dal doppiaggio di Emanuela Ionica e Cristiana Alviti. Insomma, un film non pessimo ma nemmeno meraviglioso. Si merita la sufficienza per i bellissimi abiti e Idina Menzel che finalmente ha una canzone sua in questo franchise.