La stagione 3 di The Umbrella Academy è atterrata nella nostra linea temporale lo scorso 22 giugno e si riconferma come una delle serie più caotiche e divertenti dell’intero catalogo Netflix. Composto da dieci episodi proprio come i due precedenti, questo terzo capitolo è forse il più fuori di testa e fuori dalle righe fino a ora, riuscendo però a tirare le fila di ogni discorso arrivando a una chiusura chiara e soddisfacente.
The Umbrella Academy è la trasposizione cinematografica della serie di graphic novel omonima pubblicata da Dark Horse Comics ed edita in Italia da Magic Press, arrivata su Netflix nel febbraio del 2019. La serie verte attorno alle vicende dei sette fratelli Hagreeves nati il primo ottobre 1989 da sette donne sparse nel mondo senza che nessuna di loro dimostrasse i sintomi di una gravidanza. I bambini vengono adottati da Sir Reginald Hagreeves, un eccentrico miliardario intendo a studiarne i poteri sovrannaturali e i misteri legati alla loro nascita.
Dove eravamo rimasti?
Dopo aver impedito la seconda apocalisse nel 1963, nella stagione 3 di The Umbrella Academy i fratelli Hagreeves approdano nel presente convinti di essere scampati all’ennesima fine del mondo. Dopo i primi momenti di entusiasmo però la Umbrella Academy si accorge che le cose sono ben diverse rispetto a come le avevano lasciate. Tornati nella loro casa d’infanzia usata come quartier generale infatti si accorgono che è abitata da un nuovo gruppo di fratelli: la Sparrow Academy.
La realtà quindi è stata riscritta come conseguenza dei loro continui viaggi nel tempo e delle interferenze alla linea temporale e il gruppo di fratelli è stato sostituito dagli Sparrow, che sembrano essere migliori agli originali sotto ogni punto di vista. La stagione quindi si apre proprio con questa premessa e con una scena epica e memorabile sulle note di Footlose, vengono presentati i sette fratelli della Sparrow Academy dando il via agli avvenimenti narrati in tutti e dieci gli episodi che compongono questa terza stagione.
Gli aspetti negativi
Al netto di una stagione più che soddisfacente per aspetti che tratteremo nei prossimi paragrafi, la stagione 3 di the Umbrella Academy non è esente da difetti. Primo fra tutti, forse quello che salta più all’occhio, è relativo agli effetti visivi in post produzione che si manifesta in una CGI a tratti molto carente, soprattutto per quanto riguarda i campi lunghi. Si notano infatti, a più riprese, delle scene girate in green screen non all’altezza delle aspettative.
Le parti ambientate al di fuori dell’Hotel Oblivion risultano posticce, talvolta scadenti, dando un duro colpo alla sospensione dell’incredulità. Per fortuna i casi sono sporadici dato che la stragrande maggioranza degli eventi narrati si svolgono proprio all’interno dell’hotel tanto caro a Klaus. E proprio questo è il secondo grande difetto della stagione: dalla sua metà in poi le location diminuiscono drasticamente portando le vicende solamente all’interno dell’albergo che, per quanto possa essere vasto, risulta ripetitivo e a tratti noioso e claustrofobico.
Non solo supereroi
Abbiamo visto già nelle stagioni precedenti quanto la serie si sia allontanata dal materiale originale, e questa volta la divergenza è ancora più accentuata. La stagione 3 di The Umbrella Academy riesce a mantenere una narrazione chiara e coerente, alternando scene d’azione con momenti di introspezione e sviluppo dei personaggi, caposaldo della serie che in queste dieci puntate non lascia spazio alla delusione.
Ogni personaggio viene caratterizzato non solo dai suoi poteri unici, ma anche da un percorso individuale di fatica, dolore e crescita che ne delinea l’umanità fatta di luci e ombre. Non ci sono personaggi buoni o cattivi, bianchi o neri, solo un gruppo di esseri umani in balia delle loro debolezze e dei loro difetti che portano anche i personaggi più “insospettabili” a sporcarsi le mani e ad agire mossi dalla rabbia e dalla paura.
Percorsi che si intrecciano
In questa stagione vengono esplorati dei lati dei protagonisti ancora inediti agli spettatori. C’è infatti chi scopre il suo lato romantico, chi affronta il suo passato e i lati oscuri del suo potere e chi, inaspettatamente, affronta la paternità. Gli archi narrativi più importanti però riguardano i personaggi di Elliot Page (Viktor) ed Emmy Raver-Lampman (Allison): i due affrontano i percorsi più complessi e più dolorosi portando le strade di Viktor e Allison a una conclusione ben diversa rispetto a ciò che ci si aspetta (viaggio portato a schermo dalle performance dei due attori che in questo caso spiccano su tutto il cast).
La transizione di Elliot Page diventa un punto centrale della trama, evitando però con eleganza una descrizione pietistica e moralista del transgenderismo del personaggio (e quindi dell’attore). La questione viene affrontata con naturalezza e porta in scena le dinamiche e le conseguenze che questo tipo di coming out avrebbe nella vita vera. Questo è dato – anche – dal fatto che l’attore è stato coinvolto nel processo di scrittura e produzione per evitare scivoloni, scelta assolutamente apprezzabile e azzeccata che riesce a inserirsi nella narrazione in maniera organica.
Attenzione, crea dipendenza!
Il gruppo di sceneggiatori e registi delle prime due stagioni parti alla guida della stagione 3 di The Umbrella Academy, dando continuità e coerenza al prodotto che riesce a tenere incollati allo schermo con puntate più lunghe rispetto alle precedenti (circa un’ora a episodio) che ci portano su un’altalena di toni e tematiche. Questo rende la visione intrigante e divertente anche in quei frangenti dove forse sarebbe stato indicato qualche taglio in fase di montaggio.
Ci sono infatti sezioni della trama che sembrano diluite o addirittura poco utili ai fini del racconto e che avrebbero giovato di una spuntatina qua e là, eppure la bravura del team di produzione riesce a rendere il tutto divertente e interessante, cosa indispensabile in un prodotto supereroistico. I toni si alternano, dal dramma alla commedia, dal cruento al romantico, concludendo ogni puntata con un cliffhanger che rende impossibile non bingewatchare l’intero prodotto.
Le nostre conclusioni sulla stagione 3 di The Umbrella Academy
The Umbrella Academy ha trovato con la stagione 3 la sua cifra stilistica, la sua firma inconfondibile, portando a schermo un prodotto che parla di supereroi umani quindi fallaci. Lo fa con brutalità e crudeltà andando a braccetto con un’altra serie dal tono simile ovvero The Boys, serie Amazon Prime Video, con cui condivide alcuni aspetti del linguaggio che le rendono le nemiche giurate di Disney, le antitesi del mondo Marvel. I supereroi infatti vengono usati come pretesto per raccontare le debolezze e le ombre di chi guarda, per offrire uno sguardo diverso e a tratti satirico e pungente dei nostri comportamenti e di ciò che ci circonda.
Questa inoltre è la stagione più complessa e impegnativa, ma proprio per questo gratificante, delle tre uscite fino a ora, che riesce a prendere ciò che di buono si era fatto in passato per caricarlo alla massima potenza. In questo caso il finale rimane meno aperto rispetto ai due precedenti, eppure le direzioni che potrebbe prendere la quarta stagione (non ancora confermata da Netflix) sono tante quanti sono i superstiti dei fratelli Hagreeves. E voi che ne pensate della stagione 3 di The Umbrella Academy? Ma soprattutto, chi è il vostro fratello Hagreeves preferito? Fateci sapere cosa ne pensate con un commento all’articolo e, oltre a seguirci sul nostro canale Telegram, ricordatevi di seguirci su Kaleidoverse per tutte le novità inerenti al mondo del cinema, dei videogiochi e non solo.
Al netto di qualche difetto su cui è facilissimo chiudere un occhio, la terza stagione di The Umbrella Academy riesce a catturare con le sue storie paradossali e i suoi personaggi tanto assurdi quanto umani. Grazie a un ritmo incalzante e a delle scelte stilistiche azzeccate si aggiudica il primo posto fra le tre stagioni uscite fino a ora.