L’ultima stagione di Peaky Blinders è un lungo e toccante addio. Addio agli spettatori, che hanno seguito le vicende della banda criminale scozzese per quasi dieci anni; addio ai luoghi, ai personaggi, alle storie che tanto ci hanno appassionati. E certo, qualcosa di sicuro è trapelato dall’Inghilterra, dove gli episodi sono usciti già da qualche mese, ma poter guardare e risentire i suoni e le voci che ci hanno accompagnati per tutto questo tempo è valsa l’attesa dei fan italiani.
Da venerdì 10 giugno disponibile su Netflix, la serie britannica prodotta da BBC è giunta al termine, e ha deciso di concludersi con l’eleganza che ha caratterizzato la famiglia Shelby: assoluta, seppur venata di malinconia e di una buona dose di misticismo. E quindi ritroviamo tutti i nostri beniamini – fatta eccezione per Polly (interpretata da una superba Helen McCrory, venuta a mancare nel 2021) – muoversi in un mondo che procede fin troppo rapidamente verso l’inevitabile secondo conflitto mondiale.
Il mondo non può più attendere
Ne avevamo già avuto un assaggio nella quinta stagione, quando abbiamo fatto la conoscenza di Oswald Mosley (Sam Claflin) e dei suoi ideali tanto assurdi quanto – come la Storia ci insegna – perseguiti largamente in quel periodo storico a livello internazionale. E il mondo permea l’universo dei Peaky Blinders – abbiamo mire espansionistiche per la ditta di import & export dei nostri, seppure l’interesse vero e proprio non si posi mai effettivamente su quel lato della serie; non completamente, per lo meno.
E questo proprio perché le cose stanno cambiando e non ci si può più permettere il lusso di guardare dall’altra parte. È proprio Thomas a mostrarcelo, in un pacato crescendo verso la tragedia e la morte: gli affari non contano più, perché la lotta non è più tra capitali, tra bande rivali; la lotta che Thomas si ritrova ad affrontare in questi ultimi sei episodi è puramente interiore. L’uomo, così temuto, così rispettato e ben posizionato a livello sociale – tanto da essere arrivato molto in alto nella piramide – deve volgere il proprio sguardo verso il male incombente, che divora e consuma.
È una questione di tempi
Il cammino di Thomas e degli altri personaggi di Peaky Blinders scandisce in maniera quasi nevrotica l’andamento della stagione; infiniti sono i riferimenti al tempo che passa, che non accenna a rallentare ma che anzi, lascia spesso e volentieri il posto a un silenzio assordante, preludio di sciagura e decisioni irrevocabili. Il ticchettio degli orologi – siano essi da taschino o ben messi su una bomba – detta quasi ossessivamente l’andamento – quasi costrittivo – verso quello che verrà chiamato dai posteri l’inverno del mondo.
Lo vediamo anche da un punto di vista meramente visivo: i colori sono freddi e molto spesso cupi. Abbondano le scene cariche di nebbia – che confonde, che sfuma i contorni delle cose, che crea il ponte perfetto verso il mondo altro, quello degli spiriti – e di fumo. Il montaggio, d’altro canto, alterna momenti di quiete assoluta, caratterizzati da campi lunghi e movimenti rallentati, e di dinamismo quasi ossessivo, con primissimi piani alternati freneticamente come in una partita a ping pong, d enfatizzare i botta e risposta di una immaginaria partita a scacchi tra Thomas e i suoi avversari.
Arriverà la fine per i Peaky Blinders?
Che ne è, dunque, dei Peaky Blinders? Lontani da spoiler, possiamo dire che Thomas è ormai stanco; che è morto da tempo, in realtà – dai tempi della Francia e delle trincee. E non diciamo niente di nuovo davvero, dal momento che già nelle scorse stagioni era emersa questa insofferenza. Adesso, però, viene ulteriormente esasperata, e questo porta inevitabilmente ogni singolo personaggio che abbia mai ruotato intorno a Thomas Shelby (Arthur, Ada, Lizzie, Michael tanto per citarne qualcuno) a dover agire di conseguenza.
Sappiamo che la storia dei nostri Peaky Blinders troverà la sua conclusione definitiva in un film, anche se i dettagli sono piuttosto scarni al momento. Qualunque sia il fato della banda di criminali scozzesi, sarà sicuramente inaspettato come il finale della serie. Finale che, beninteso, dovrete scoprire da voi, attraversando la nebbia dei vasti campi desolati e pieni di fango (magari armati). E se le nostre recensioni vi piacciono e volete restare aggiornati sulle prossime novità nel mondo delle serie TV, del cinema e dei videogiochi seguiteci su Kaleidoverse e sulle nostre pagine social.
L'ultima stagione di Peaky Blinders è un pellegrinaggio verso la meta ultima: la fine. E quindi tutti nodi vengono sciolti, tutte le questioni in sospeso vengono finalmente concluse, mentre il contesto intorno alla storia della famiglia Shelby galoppa inesorabilmente verso l'altra guerra mondiale. Le performance degli attori sono impeccabili e la regia ha saputo rendere visivamente il contrasto tra tumulto e silenzio, lasciandoci intendere che tutto è finito, ma anche che la fine può rappresentare un nuovo inizio.