L’Italia. All’estero le tre classiche parole che identificano questo paese sono “pizza, pasta e mandolino”. Usare tre termini per definire un’intera nazione è di certo restrittivo, soprattutto per coloro che ci vivono, ma gli italiani, dovendo scegliere, probabilmente non si limiterebbero a parole o aggettivi positivi. Il nostro Stato, come tutti, ha anche dei lati oscuri e oggi siamo qui per parlare di una serie che si concentra su questi: è da poco uscita su Sky la docu-serie La Mala․ Banditi a Milano, la quale racconta la storia della città negli anni settanta fino ai primi anni ottanta; una storia di ladri, assassini, poliziotti e armi. Analizziamo quindi i cinque episodi che compongono la serie, in una recensione, naturalmente, priva di spoiler.
Criminali, criminali, criminali…
Oggi Milano è la capitale economica dell’Italia, ma tra gli anni ’70 e ’80 era la capitale del crimine.
Assassini, terroristi, banditi, mafiosi. Erano tutti qui. Rapine milionarie, evasioni, sequestri di persona e centinaia di omicidi sono il passato dimenticato della città.
Sono queste le parole d’apertura di a La Mala․ Banditi di Milano. Fin dall’inizio della docu-serie siamo costantemente in contatto con magistrati, giornalisti e poliziotti, con spezzoni di telegiornali e grandi titoli che vogliono trasmetterci un senso di realtà. Una realtà a dir poco raccapricciante. Seguiamo subito la storia di Angelo Epaminonda, nel 1984, arrestato dopo anni di latitanza; all’inizio criminale dedito al gioco d’azzardo, fino ad arrivare nel mondo della droga e a commettere molti omicidi, 60 in tre anni. È Umberto Gay, giornalista di Radio Popolare, a iniziare a narrare questa storia, personaggio molto particolare perché fin da subito ci presenta un lato completamente opposto a quello che La Mala․ Banditi di Milano vuole trasmettere, rimanendo sconvolto dalla quantità di omicidi avvenuti per ragioni assurde che potevano risolversi con molto meno.
Protagonisti della serie saranno in particolare Francis Turatello e Renato Vallascanza, due boss rivali, ma sarà il secondo a colpire di più. Autore di rapine a mano armata, con omicidi e sequestri di persona, è stato condannato a quattro ergastoli e un totale di 295 anni di reclusione. I due si scontreranno quindi con Achille Serra, capo della squadra anti-sequestri e contrario all’uso delle armi. A calcare la scena però saranno moltissime altre personalità: Alberto Nobili – magistrato e attuale capo della procura Antiterrorismo – Lello Liguori, Giuliano Turone, Antonio Scopraniti – della questura milanese – Bettino Craxi… un agglomerato di personaggi che ci raccontano Milano come un insieme di pezzi del puzzle da unire. Un grande pregio del documentario è proprio quello di raccontarci una storia che apre moltissime possibilità di approfondimenti, suscitando curiosità che si espandono facilmente oltre quelle date e quel luogo in particolare.
… e un pizzico di umanità
La Mala․ Banditi di Milano è una docu-serie ben fatta su più livelli. Visivamente parlando è molto accattivante: alterna interviste, spezzoni di telegiornali e anche film d’epoca, che ci permettono di entrare maggiormente nel contesto di Milano “staccandoci”, anche se in modo molto approssimativo, dai personaggi principali. È anche evidente il grandissimo lavoro di ricerca che è stato fatto, con il coinvolgimento di personalità molto autorevoli e coinvolte in prima persona nei casi affrontati all’interno degli episodi. I personaggi ci trasmettono non solo i fatti accaduti, ma anche un grande insieme di emozioni. È stato quasi commovente il racconto di un uomo che, dopo essere entrato in contatto con uno dei criminali, gli ha estorto facilmente il nome di un suo alleato molto stretto, affermando con convinzione che lui non avrebbe mai potuto trattare un dipendente della sua famiglia con tanta freddezza.
Le nostre conclusioni su La Mala․ Banditi di Milano
In conclusione, La Mala․ Banditi di Milano è un documentario che mantiene alta l’attenzione e la curiosità, con un montaggio che rende la storia anche piacevole da vedere, ma è necessario che siate appassionati del genere o risulterà solo noioso e difficile da seguire. Gli interventi delle personalità che hanno vissuto in prima persona la storia trasmettono un grande senso di realtà e l’attenzione anche al contesto più generale di Milano durante quel periodo ha permesso una comprensione completa. Essendo una docu-serie i cui argomenti sono particolarmente delicati e personali abbiamo deciso di non assegnare un voto, dato che sarebbe solamente riduttivo per un’opera di questo calibro. Se volete rimanere aggiornati sulle notizie dal mondo del cinema, siete come sempre invitati a seguirci sul nostro sito ufficiale e a unirvi al nostro canale Telegram.