Il sesso è un argomento tabù. Non importa quanto ci stiamo evolvendo, quanto ormai si consideri importante parlarne o quante serie televisive – viene subito in mente Sex Education – ci insegnino che non è questa “cosa” così strana e di cui vergognarsi: sono tante le persone che, volenti o nolenti, mantengono la vita privata semplicemente privata. Spesso ciò può portare anche conseguenze negative, come non sapere come proteggersi o come comportarsi, adattarsi a quello che potrebbe volere il proprio partner… ma oggi andiamo contro ogni cliché possibile e immaginabile. È appena uscito su Disney+ il nuovo film Sex Appeal, su cui, lo ammetto, non avevo alcuna aspettativa: adolescenti e primo approccio con il sesso sa di qualcosa di visto e rivisto, ma mi sono dovuta ricredere. Addentriamoci subito in questa pellicola e in tutti gli stereotipi che vuole distruggere, in una recensione, naturalmente, priva di spoiler.
Sex Appeal: un film, un’applicazione
La protagonista di Sex Appeal è Avery, un’adolescente senza alcun problema al mondo. Eccelle in qualsiasi cosa, ha un ragazzo che adora e una famiglia tanto particolare quanto affettuosa, composta da due madri più una, la quale ha una sorta di relazione poliamorosa con le altre, sebbene la cosa non sia del tutto specificata. La relazione di Avery con il fidanzato è molto positiva e sana, sebbene a distanza, e i due stanno per incontrarsi a causa di un evento scientifico a cui entrambi dovranno partecipare. L’evento in sé consiste nel presentare un’applicazione in grado di risolvere un problema personale, mentre il passo avanti che sta per fare la relazione dei due è sicuramente molto più semplice rispetto al programmare un’app: progettano di fare sesso per la prima volta.
Avery entra fin dai primi minuti della pellicola in crisi per due motivi: prima di tutto non sa che genere di applicazione creare poiché, come afferma esplicitamente, “non ha mai avuto alcun problema da risolvere” – probabilmente a causa del suo perfezionismo – e al contempo è molto ansiosa all’idea di stare con il suo ragazzo per la prima volta. Prendendo quindi due piccioni con una fava deciderà di creare un’applicazione, Sex Appeal, che insegni come fare del buon sesso in modo da superare anche i suoi timori in ambito amoroso; per crearla al meglio inizierà a informarsi sul mondo della sessualità tramite ricerche, film, domande ai suoi coetanei e, dulcis in fundo, facendo pratica con il suo più caro amico d’infanzia: Larson.
Protagonisti molto particolari
La trama di Sex Appeal non è nulla di incredibile, ma i personaggi rendono la pellicola più che degna di nota. Avery è un personaggio che a prima vista sembrerebbe quasi avere qualche problema comportamentale. È molto nerd, cita continuamente libri e film famosi, eccelle in tutto ma ha molta difficoltà a esprimere le sue sensazioni e, quando vorrà iniziare la sua relazione meramente sessuale con Larson tenterà di convincerlo alzandosi la maglietta nel corridoio della scuola, senza curarsi di sguardi indiscreti. Al contempo fa domande piuttosto private ai suoi compagni, sempre in luoghi aperti e pubblici e circondata da altri. In un primo momento tali atteggiamenti sembrano a dir poco strani, ma vedendo non solo il personaggio, ma anche le risposte dei compagni alle domande “scomode” di Avery, si capisce che l’intento della pellicola è molto semplice: si può parlare di questi temi come si parlerebbe di cosa una persona ha mangiato ieri sera a cena. È così che si normalizza qualcosa… trattandola normalmente.
Larson, il coprotagonista, rappresenta invece quello che potremmo definire lo stereotipo femminile delle commedie romantiche. Lui è quello che ha una cotta storica per l’amica, che in passato ci ha provato con lei ricevendo una risposta negativa e che viene “usato” solo per il sesso. Non ha difficoltà, differentemente da Avery, a esprimere i suoi sentimenti e questo è un dettaglio che personalmente ho adorato: i ragazzi hanno molti meno personaggi creati in questo modo con cui identificarsi rispetto alle ragazze, quindi il ribaltamento dei ruoli mi ha piacevolmente sorpresa.
Emozione senza educazione
L’argomento centrale di Sex Appeal è il sesso. Tralasciando l’ovvietà, ovvero che la soluzione finale per fare del buon sesso sarà quella più “banale” – consenso, conoscersi e comunicazione con il partner – è molto interessante vedere come Avery si approccia a questo mondo a lei sconosciuto. La protagonista vuole usare il cervello in tutto quello che fa e pensa che questa sia la soluzione giusta anche in questo campo, nonostante le venga specificato dal suo migliore amico un concetto molto banale: dovrebbe essere un’attività piacevole, quindi bisognerebbe staccare un attimo il cervello e godersi il momento. La rigidità di Avery è qualcosa in cui sicuramente in molti si possono identificare, in particolare chi è alle prime armi.
Al contempo, il film vuole fare un passo in più adottando un punto di vista che può essere, o no, condivisibile, ovvero l’importanza delle emozioni. Larson, provando qualcosa per la protagonista, che esso sia un sentimento romantico o di semplice affetto, si sente più tranquillo e a suo agio con lei durante i momenti intimi e tenta di farle capire anche questo. Insomma, l’argomento del sesso è a mio avviso molto ben trattato, non da un punto di vista informativo – anzi la pellicola non entra mai davvero nel tema dell’educazione sessuale – ma da un punto di vista emozionale.
Una famiglia strana e normale
Il contesto che si crea attorno ad Avery e Larson è piuttosto ampio, ma mi voglio focalizzare sulla famiglia di lei. Anche in questo caso si normalizza qualcosa approcciandosi a essa con tranquillità: le madri lesbiche (due più una) della ragazza. Avery non si sente a disagio in questo ambiente, che viene a malapena nominato, ma apprezza tutta la sua famiglia allo stesso modo. Le tre donne hanno un rapporto molto positivo ed è bello anche vedere come queste abbiano una forte individualità, approcciandosi alla figlia in modi diversi. Esse parlano con Avery di sesso in modo molto naturale, trasmettendole un certo livello di fiducia; è molto divertente il fatto che la protagonista vorerebbe chiedere di più alle madri, ma banalmente non lo può fare perché è eterosessuale. Anzi, potrebbe essere sapiosessuale. Questa frase la dirà solo una volta quindi forse non è vera – il contesto era un po’ ambiguo – ma credo sia la prima volta che vedo nominare tale orientamento in una pellicola. Altro punto a favore di Sex Appeal.
In conclusione la pellicola di cui vi abbiamo parlato è davvero ben fatta. Stupisce dall’inizio alla fine, per i personaggi, per la storia e, soprattutto per il finale. Ogni volta che temevo stesse per arrivare un cliché il film si è spostato su un’altra strada, quindi, nonostante sia una semplice commedia adolescenziale, riesce davvero a tenere incollati dall’inizio alla fine. Sperando di avervi convinti, potete recuperare Sex Appeal su Disney+ e, come sempre, siete invitati a non perdere alcuna novità del mondo cinematografico unendovi al nostro canale Telegram e seguendoci sul nostro sito ufficiale.
Sex Appeal non va visto con un film informativo, ma anzi guarda le relazioni sessuali da un punto di vista emotivo. Con una trama piena di sorprese, personaggi originali e un contorno ben strutturato, è una pellicola che sorprende, ribalta molti stereotipi e normalizza più di un concetto. Il punto di vista della protagonista è molto particolare e, in un contesto di prime volte, può far identificare nei personaggi molti adolescenti alle prime armi, trasmettendo un senso di tranquillità verso un tema, ancora per molti, difficile da affrontare.