Che il mondo di Borderlands sviluppato da Gearbox sia già abbastanza ampio di suo, lo abbiamo notato nelle varie uscite, tra capitoli principali e spin-off, come il DLC Tiny Tina’s Assault on Dragon Keep del 2013, rinnovato di recente e parecchio apprezzato dai fan, oltre che piuttosto longevo. Lo scorso 25 marzo dunque, sulla scia di riprese e pastiche di contenuti rimescolati e rilanciati in nuove formule, è tornata la giovane e scatenatissima Tina, già conosciuta in Borderlands: The Pre-Sequel e Borderlands 3, ora protagonista di un titolo standalone che si pone come spin-off della saga principale. Parliamo di Tiny Tina’s Wonderlands, che abbiamo provato in versione PC su Epic Games e che ci ha restituito una storia folle, demenziale e abbastanza longeva (ma non troppo). Scoprite insieme a noi su Kaleidoverse.it la nostra opinione in merito.
Tiny Tina’s Wonderlands: le follie di un’imperatrice nell’impero delle assurdità
Tiny Tina’s Wonderlands è innanzitutto un FPS looter-shooter ambientato in un universo dal sapore fantasy e con una protagonista, per l’appunto Tina, che commenta costantemente le nostre avventure con la sua voce stridula e che ci dà la netta percezione di essere piuttosto fuori di testa. Un personaggio abbastanza demenziale, mostrato nelle varie cut-scene accanto ad altri protagonisti non meno esagerati ed estrosi, che accompagna il nostro eroe da realizzare interamente attraverso un editor che ci ha decisamente colpito e apprezzato per la sua ricchezza di opzioni, piuttosto buona nel complesso, scegliendo innanzitutto una tra le sei classi a disposizione: Stilomante, Domartiglio, Sparamagie, Brandimorte, Guardaspore e Brr-Serker.
Se cominciamo con una sola classe, solo verso metà dell’avventura possiamo selezionarne una seconda, per sbloccare un altro ramo di abilità, attive e passive. Guardando ora alla trama della storia qui proposta, questa si dipana su due strade distinte: una è legata all’ambientazione del gioco da tavolo, e vede i nostri eroi impegnati ad aiutare la regina Stallone da Culo, nome goliardico come il resto del concept di gioco, nel tentativo di imprigionare e fermare il Signore dei Draghi. La seconda strada a livello di trama è quella dedicata ai giocatori, e alla Bunker Master, cioè Tiny Tina, per la quale Bunkers&Badasses diventa un rifugio dagli orrori e dai traumi della vita su Pandora, l’universo su cui ci troviamo.
Noi impersoniamo dunque la new entry del team, l’ultimo arrivato che deve riuscire a barcamenarsi tra le follie e le imprevedibili gesta di un personaggio instabile come lo è Tina, per assistere a teatrini e situazioni tra il goliardico, come detto poc’anzi, e il nonsense, mentre affrontiamo goblin ribelli e personaggi storici nei panni di fate assurde e altri comprimari ancora. Una cosa è certa: Tiny Tina’s Wonderlands è ilare, se preso con la giusta dose di leggerezza e per coloro che sono alla ricerca di un titolo bizzarro, e a tratti imbarazzantemente divertente. Una vera e propria festa dei folli che esplode tra colori, arcobaleni e una scrittura complessiva che presenta ancora una volta un buon ritmo.
Nel cuore dell’overworld e delle Wonderlands
Dopo aver esaminato insieme a voi il lato più concentrato sul concept design di Tiny Tina’s Wonderland, guardiamo ora al gameplay, che riprende a piene mani lo stile della partita di ruolo dal vivo tra la protagonista e gli altri membri dell’equipaggio, aggiungendo però una meccanica finalmente nuova e originale, l’overworld, ossia il tabellone delle Wonderlands, il continente creato dalla mente di Tina dove andiamo a muoverci. Tolta la mappa stellare, ma un contenuto vicino forse ai più tradizionali titoli della saga di Final Fantasy, per intenderci, quando usciamo da una mappa ci troviamo nel continente e ci spostiamo nell’overworld. Queste Wonderlands che dobbiamo attraversare sono di fatto un elemento importante ai fini del gameplay, presentando diversi NPC e missioni secondarie, collezionabili e incontri casuali che ampliano la nostra esperienza di gioco.
Ad esempio, per arrivare in uno dei dungeon disponibili, dobbiamo attraversare cespugli ed erba alta, elementi naturali che ci rallentano e che possono attirare l’attenzione dei nemici, proprio come nei diversi titoli Pokémon con cui ci siamo dilettati in tutti questi anni. Per sconfiggere i nemici, ci ritroviamo in un’arena dall’aspetto simile alla zona che stiamo perlustrando e che ci offrirà una ricompensa, più o meno lauta, prima di tornare all’esplorazione. Una meccanica di combattimento abbastanza tradizionale e ben riconoscibile se vogliamo, ma torna a essere anche questa volta un elemento di distonia per un classico FPS, come non lo è Tiny Tina’s Wonderlands, rendendolo quasi un ibrido con i RPG.
Un mondo pieno di colori, incantesimi e lame
Le novità nel gameplay riguardano anche il gunplay, in quanto sono stati implementati incantesimi, una parte dell’equipaggiamento da usare negli scontri, e armi melee, tra asce, martelli, lame e armi bianche decisamente utili e talvolta parecchio potenti. Inoltre livellare il nostro eroe per accumulare punti abilità e punti eroe, dove i primi variano da classe a classe, mentre i secondi invece servono per aumentare casistiche quali forza, intelligenza, e altro ancora, modificando la potenza in battaglia.
Un ultimo sguardo va invece al comparto artistico e grafico in generale, che riprende il cel shading evidente e qualche momento suggestivo grazie all’immaginazione di Tina. Abbiamo anche riscontrato qualche imperfezione tecnica, rimanendo a circa 60fps e qualche crash, in fase post lancio, ma piuttosto raro. Ricordiamo anche che questa volta non disponiamo di localizzazione in italiano, ma solo della versione originale. A parte questi nei che non permettono al gioco di brillare in toto, nel complesso Tiny Tina’s Wonderlands rimane un mondo pieno di colori e follia, tra qualche elemento innovativo e parecchia tradizione che fa di questo titolo un fisiologico prosieguo della produzione Gearbox.
Le nostre conclusioni su Tiny Tina’s Wonderlands
In buona sostanza, il titolo in questione tenta di introdurre elementi nuovi per cercare di svecchiare e rinfrescare un genere classico come quello dei FPS, portando una variabile completamente nuova per la saga anche. Il nostro personaggio gode di un buon livello di personalizzazione e di potenziamento, oltre a offrire parecchie occasioni gustose per gli amanti del completismo e che consentono a Tiny Tina’s Wonderland di performare bene rispetto a un generico open world, oltre a mostrare sempre e comunque un tone-of-voice simpatico e ironico. Un titolo che può incontrare il gusto e l’interesse dei fan del franchise di Borderlands, forse un po’ meno coloro che non si sono ancora sporcati le mani in questo mondo, ma che possono comunque godere di un’esperienza ironica e dai tratti demenziali piuttosto marcati, ma godibili. Continua a seguirci per scoprire tutte le prossime recensioni e approfondimenti a tema gaming e cinema, oltre che rimanere aggiornato tramite il nostro canale Telegram!
Tiny Tina's Wonderlands porta con sé qualche rinnovamento in un contesto classico per il franchise di Gearbox, non senza sporcature tecniche. La personalizzazione è a un buon livello, così come le occasioni di completismo non sono poche, inserite in uno storytelling ironico, demenziale, folle e a tratti goliardico. Un FPS che sa distinguersi, forse allontanandosi un po' troppo a tratti dai crismi e canoni classici del suo genere. Prosegue comunque sul fil rouge di Borderlands, senza troppo discostarsi dalle sue capacità di intrattenimento, ma senza doppiaggio in italiano questa volta e senza qualità tecniche indimenticabili.