Cari amici lettori, bentrovati. Oggi è andato in onda il penultimo episodio della seconda parte di The Case Study of Vanitas, ovvero l’11esimo. Come ormai è consuetudine, prima di appropinquarci verso la recensione dell’undicesima puntata, soffermiamoci ad analizzare gli accadimenti scorsi. Finalmente abbiamo scoperto la verità inerente al vampiro Vanitas, e di come il nostro omonimo protagonista e il giovane Mikhail siano entrati in contatto con lui. Strazianti immagini si sono susseguite, legate al passato dei due bambini, costellato di torture abominevoli e disumane.
I ricordi nei quali si immerge, e ci immerge, Noè mostrano un trascorso oneroso costiuito da innumerevoli vite spezzate, in nome del progetto del dr. Moreau: riuscire a trasformare un umano in un “non morto”. Assistiamo al processo attuato dal folle scienziato, costituito da varie fasi. La prima consiste nella somministrazione del sangue dell’essere nato dalla luna blu nei fragili corpi di ragazzini. Così, persegue l’obiettivo di innestare forzatamente un legame fra i piccoli e una coppia di grimori maledetti, in suo possesso. Di fatto, solamente la progenie di Vanitas è in grado di utilizzare tali libri. Proprio durante l’ultimo e fatidico test, che avrebbe annientato la mente dei due poveri malcapitati, ecco che appare una figura slanciata, dai lunghi capelli argentei e dai tratti delicati.
Umanità e mostruosità?
A seguito del salvataggio dal macabro laboratorio del dottore, i toni della narrazione si ammorbidiscono, trascinandoci nella quotidianità di quest’improvvisata e, senza dubbio, originale famiglia. Il cosiddetto Vanitas il maledetto si mostra in realtà pieno di sfaccettature: amorevole, distratto, coscienzioso ma impacciato. Una visione completamente discordante con quella traposta finora. Assaporiamo quindi momenti felici e spensierati. Tuttavia, Jun Mochizuki con i suoi colpi di scena è sempre pronta a destabilizzare e colpire con violenza il cuore dello spettatore.
Infatti, a causa delle sperimentazioni mostruose subite, i ragazzi sono destinati a morire. Non appartenendo più a nessun genere, né umano né vampiresco, il loro corpo inizia a cedere. Tuttavia, esiste una possibilità per arrestare il corso degli eventi: diventare davvero figli dell’essere sovrannaturale. A tale eventualità, Mikhail sceglie immediamente di divenire a tutti gli effetti un discendente di colui che già considera un padre. Il nostro protagonista, invece, fra le due opzioni preferisce morire mantenendo la propria natura. Malgrado ciò, a scomparire misteriosamente è il vampiro, per mano del giovane Vanitas. Ma cosa sarà successo davvero? Questo è il quesito che spinge Mikhail a utilizzare Domi per attrarre Noè, e costringerlo a utilizzare le sue zanne per svelare i segreti celati dal sangue.
The Case Study of Vanitas, recensione episodio 11
L’episodio 11 di The Case Study of Vanitas adatta gli ultimi capitoli del nono volume del manga, edito in Italia da Star Comics. Fin dall’esorrdio di quest’opera, abbiamo seguito le gesta principalmente di Vanitas e Noè. Seppur con caratteri agli antipodi, i due protagonisti instaurano un rapporto di complicità profondo e veritiero. Ragion per cui, la puntata di ieri è contraddistinta da un forte impatto emotivo che vi dividerà completamente a metà.
Sotto una pioggia battente i due personaggi si troveranno a far di tutto per proteggere ciò che per loro conta di più, anche a costo di annullare se stessi. La conclusione dell’opera è ormai prossima, tra l’altro, il prossimo e ultimo, appuntamento trasporterà scene inedite, non contenute nel fumetto pubblicato. Cosa accadrà? Vi aspettiamo sui nostri social, Instagram e Telegram, per argomentare gli avvenimenti e vi invitiamo a continuare a seguirci sul nostro sito Kaleidoverse, per non perdervi nessuna novità sul mondo di Anime&Manga, cinema, serie TV, giochi e molto altro.