Dal 2013 al 2021 è andata in onda una serie destinata a rimanere nel cuore dei fan per molto tempo: Vikings. Caratterizzata da personaggi indimenticabili e una storia avvincente, tanto che ancora prima che andasse in onda l’ultimo episodio è stata annunciata la creazione di un sequel, ambientato cento anni dopo gli avvenimenti di Ragnar Lothbrok e da poco approdata su Netflix, ovvero Vikings: Valhalla. La domanda che ci ha attanagliato da quel giorno è: sarà all’altezza dell’originale? Anche in questo caso la serie si propone di raccontare la storia di personaggi realmente esistiti, in questo caso i protagonisti saranno Leif Erikson, Freydís Eiríksdóttir e Harald Hardrada, di cui osserveremo le gesta fino alla fine dell’era vichinga, non a caso la serie porta il termine Valhalla, l’aldilà a cui accedono di questi uomini morendo da eroi e per banchettare con Odino.
All’inizio della nuova serie si rende subito evidente come sia passato molto tempo dai tempi dei vichinghi che già conosciamo: non affronteremo il tema della scalata sociale e delle conquiste vichinghe, ma essi si troveranno già in una situazione di potenza e dovranno lottare contro l’Inghilterra per un desiderio di vendetta. Al contempo, mentre nella serie originale abbiamo visto pian piano la scalata dei cristiani, un popolo a dir poco sconosciuto ai vichinghi, qui il tema religioso diventa invece centrale e porterà a delle lotte interne in questo popolo.
Un sequel per tutti
Un grande pregio di Vikings: Valhalla è che, nonostante sia un sequel, può essere vista anche da chi non conosce la serie originale, ma, se al contrario siete tra coloro che hanno già visto la storia di Ragnar, penso che la visione venga inevitabilmente condizionata in senso negativo. È molto difficile non sentire la mancanza dei personaggi che già conosciamo, mentre è al contrario inevitabile fare dei confronti. Freydis vuole essere una nuova Lagertha, ma non riesce minimamente a raggiungere quel livello. Leif e Harald non appassionano quanto Ragnar, Floki, Ivar e Bjorn e proprio per questo motivo è stato più emozionante guardare le storie dei personaggi secondari, come quella della regina Emma, una donna scaltra e intelligente, ma vittima di una pesante minaccia.
L’essere una serie sequel ma isolata potrebbe essere una lama a doppio taglio: sicuramente è positivo il fatto che chiunque possa essere incuriosito dalla serie su Netflix, guardarla e godersela, talvolta la serie fa anche dei passi molto innovativi rispetto all’originale, diventando una sorta di Game of Thrones, con intrighi, furbizie e tradimenti quasi costanti. Al contempo però essendo una serie sequel è inevitabile che i fan di Vikings vorranno guardarla, ma potrebbero essere proprio questi ultimi quelli che rimarranno un po’ più delusi a causa del fatto che il sequel non raggiunge i livelli della serie originale. Nonostante ciò la storia è abbastanza avvincente e interessante, in particolare la lotta interna al popolo vichingo.
Dei vichinghi poco vichinghi
Uno dei punti più critici della storia di Vikings: Valhalla sta in un grande distacco da quelle che sono le tradizioni vichinghe. Volendo la serie concentrarsi sulla lotta contro l’Inghilterra ed essendo i vichinghi più evoluti rispetto a quelli che abbiamo già conosciuto, sono pochi i momenti in cui possiamo sentire qualcosa della storia di questo popolo. Sempre a causa dell’inevitabile paragone che a me viene da fare con Vikings, questo è un dettaglio molto fastidioso, perché a tratti quasi mi sembrava di vedere una semplice serie con combattimenti e in costume… se non avessero specificato nel titolo e fin dall’inizio di che popolazione si tratta, sarebbero stati pochi elementi a farcelo capire. In passato c’erano molte scene in cui si invocava Odino, si vedevano le tradizioni o semplicemente si raccontavano storie sulla religione norrena e, volendo la serie avere questo popolo come protagonista, è impossibile non storcere un minimo il naso.
Al contrario, un punto che gioca a favore della serie sono le battaglie, elaborate e violente, quindi molto adatte. Però, per quanto questo sia un punto a favore, ha comunque un rovescio della medaglia: essendo solo la prima stagione è non conosciamo bene i personaggi, quindi personalmente non ho provato le stesse sensazioni di ansia che mi ha dato ad esempio, la lotta tra Bjorn e Ivar, ma essendo stata confermata la seconda stagione possiamo supporre che i personaggi verranno approfonditi in seguito e che questo punto dolente verrà presto risanato.
Le nostre conclusioni su Vikings: Valhalla
Altro punto, ahimè, dolente, sta nelle sequenze temporali, poco comprensibili. La sensazione che ho provato è quella di un’insensata fretta: il voler arrivare subito al punto ha reso, ad esempio, un viaggio in mare lungo pochissime scene, dettaglio che è del tutto contrapposto all’esasperante lentezza di altri momenti. Penso che ci siano voluti in una delle prime puntate almeno cinque minuti in cui un uomo, durante un banchetto, ha parlato prima di uccidere un suo nemico e questo salta davvero molto all’occhio: dopo i primi minuti credo infatti di aver esclamato “ma stai ancora parlando?”. Considerando che la serie dura sole otto puntate, penso che sarebbe stato molto più semplice aggiungerne un altro paio per rendere più lunghe determinate scene, magari raccontando qualcosa della storia dei vichinghi che non sappiamo o raccontando qualche mito, e aggiungere scene un po’ più “leggere” per evitare questi fantomatici monologhi.
Nel complesso possiamo dire che Vikings: Valhalla non aggiunge nulla al suo predecessore e, se dovessi scegliere, andrei definitivamente a rivedere la serie originale, ma si salva grazie alle battaglie, ai costumi, a poche scene ben fatte e, paradossalmente, ai personaggi secondari. La curiosità di vedere come la stagione finirà spinge a guardare tutto fino alla fine, ma i difetti dello show superano di gran lunga i pregi, soprattutto per persone come come che, ripeto, sono profondamente influenzate dall’aver visto la serie originale, con personaggi meglio costruiti e una storia più affascinante. Evidentemente la storia più interessante che riguarda il popolo norreno è già stata raccontata, ma Valhalla non è del tutto da buttare. Sperando che concordiate con quanto detto, vi ricordiamo che volendo potete recuperare la nuova serie su Netflix e, per rimanere sempre aggiornati sulle novità del mondo cinematografico, siete come sempre invitati a unirvi al nostro canale Telegram e a seguirci sul nostro sito ufficiale.
Vikings: Valhalla è una serie televisiva che può essere molto apprezzata se non è stato visto il suo predecessore. Guardandolo come sequel vale ben poco, ma se lo volessimo osservare come serie a sé possiamo dire che migliora. Anche in questo caso non è priva di difetti, con personaggi poco approfonditi e tempistiche strane, ma i personaggi secondari incuriosiscono, i costumi e le battaglie sono ben fatti e viene voglia di sapere come andrà a finire.